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Recensione romanzo Lui è tornato

By |2016-02-29T23:50:52+00:00giugno 19, 2013|Lettura, Libri, Recensioni|

Comincio ad avere il dubbio di essere diventato un filo troppo esigente, ma francamente l’aspetto che ho ritenuto più riuscito di questo volume è senza dubbio la copertina: l’inconfondibile taglio di capelli leccatissimo di Hitler ed il titolo posizionato strategicamente lì dove normalmente campeggiano gli altrettanto noti baffetti catturano certamente l’attenzione.

“Lui è tornato” nasce da una idea non esattamente originale: immaginare cosa ne sarebbe della Germania di oggi se, risvegliatosi nel 2011 in circostanze che ci si guarda bene dall’approfondire, il Fuhrer tornasse ad occuparsi della situazione tedesca. Inevitabilmente, il redivivo sarà scambiato per un comico che imita uno dei dittatori più sanguinari della storia, e la macchietta ha successo: grazie a YouTube e ad una prima comparsata in televisione, il successo sembrerà nuovamente a portata di mano (tesa).

Il romanzo di Timur Vermers ha avuto un discreto successo in Germania, superando le 600 mila copie vendute. Timur Vermers è stato abile a costruire una trama in cui nulla è negato, incluse le atrocità più efferate, ed in cui traspare la volontà dell’autore di fare i conti con il passato della sua terra. Hitler viene dunque descritto come un pericoloso seduttore, un uomo in grado di convincere le masse, e la struttura narrativa costruita in prima persona ci consente di scandagliarne i pensieri. E’ un’opera potenzialmente dirompente, una denuncia sia della società odierna e della probabilità di inseguire il mito del successo che della nemesi storica tedesca, in alcuni casi limitata a indirizzare verso il Grande Male tutte le sue idiosincrasie senza averle mai affrontate direttamente.

Eppure, a mio modesto pare non gira. Sarà per un tono che vorrebbe essere ironico e/o divertente ma che non fa ridere – e non c’è nulla di più triste di uno che non sa raccontare le barzellette e atterrisce il malcapitato di turno costretto a sorridere forzatamente – e sarà anche per un finale che non mi soddisfa mi-ni-ma-men-te, ma non si tratta di un romanzo che consiglierei a nessuno. Destinato com’è a rimanere su uno scaffale senza riletture, e senza che io abbia la sensazione di aver letto pagine capaci di lasciare qualcosa, anche un piccolo pensiero discreto.





Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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