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Recensione del film Oggetti Smarriti con Roberto Farnesi

Quante volte vi è capitato di smarrire le chiavi, gli occhiali o altri piccoli oggetti della vita quotidiana? E quante volte vi siete accorti che erano li, sotto i vostri occhi e ad essere smarriti, alla fine, eravate proprio voi, l’oggetto era solo celato alla vista, magari nascosto dietro un altro, nella maggior parte dei casi invece era dove l’avevate lasciato, ma eravate troppo presi dal vostro ego per accorgervene?

Il film del savonese Giorgio Molteni si apre con questo quesito posto direttamente allo spettatore da un io narrante, munito di occhietti che luccicano di aliena luce, che ci condurrà come un novello Virgilio dentro una storia bizzarra, dentro un moderno appartamento che si affaccia sull’appena restaurato porto vecchio della città natale del cineasta, dentro la testa del protagonista, Guido (Roberto Farnesi).

“Oggetti Smarriti” è una pellicola che approda in sala dopo due anni di attesa e dopo aver vinto un premio al Giffoni Film Festival dello scorso anno, nonostante la sceneggiatura sia di quelle che emergono per l’unicità. Perchè qui si parla di un padre, neo-quarantenne, in carriera, trendy, tombeur de femmes e egomaniac al punto da avere già una ex-moglie e una figlia di cui sa poco e nulla sino al giorno in cui, a sorpresa, si ritrova a trascorrere la serata con la bambina.

Guido inizialmente si arrabbia, poi va in panico, quindi si arrabatta in modo maldestro, sino a toccare il fondo quando riesce a smarrire la piccola Arianna (Ilaria Parané) dentro casa! Dopo di che, realtà e sogno si mescolano in un viaggio in cui sarà difficile rinonoscere se siamo dentro la testa farneticante del protagonista oppure realmente nella stanza: tutto, infatti, appare dettato dalla suggestione e dalla disperazione dell’uomo che si rende conto di quanto sia stato irresponsabile.

Imprescindibile l’arrivo della crisi e la conseguente presa di coscienza sull’importanza del proprio ruolo di uomo adulto, di padre, di guida nella crescita dei figli etc etc etc. Non prima però di aver interagito con una serie di variopinti personaggi tra i quali decisiva sarà la personificazione della propria coscienza (peraltro molto desnuda e ammiccante). Davvero un’idea fresca in un panorama di produzioni fotocopia (!), dispiace quindi sentire che la realizzazione non sia stata supportata da alcun aiuto statale, soprattutto perché si nota che il budget a disposizione fosse low al punto da inibirci le critiche più feroci.

Perchè il film purtroppo non va oltre la buona idea e la bella sceneggiatura, presenta punti deboli, primo tra tutti l’assenza di una figura femminile forte e dalla presenza scenica pari o superiore a quella di Farnesi, che poverino si ritrova a essere determinante per il successo dell’opera, che grava tutta sulle proprie spalle.

Voto: dal 5al6, quale premio a sceneggiatura e sforzo e, soprattutto, perchè se la prossima volta simili progetti potessero godere di maggiore cassa, forse potrebbero avere meno difetti e risultare più convincenti 😉

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