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Recensione film Il Quinto Potere: Wikileaks a tutto schermo

Infine è arrivato anche da noi, sono mesi che si parla de “Il quinto Potere” e la curiosità era oramai incontenibile, complice anche una serie d’intriganti conferenze stampa, prima tra tutte quella di Toronto. Erano in molti a chiedersi cosa narrasse esattamente il nuovo film di Bill Condon dedicato a Wikileaks, al suo istrionico fondatore Julian Assange e ai suoi effetti sui media di tutto il mondo.

Complici un camaleontico Benedict Cumberbatch che veste i panni, non facili da indossare, di Assange e la stella in costante ascensa Daniel Brühl (ancora in qualche cinema con l’emozionante “Rush”, in cui si trasforma in Niki Lauda), questa pellicola ci trascina in giro per il continente, al seguito di due nerds in grado di avverare un sogno enorme, potente, un’utopia agli occhi dei più e una follia nelle speranze di chi aveva molto da perdere. Oggi, possiamo dire che due uomini, un server, un’idea e un’incontenibile determinazione siano stati davvero in grado di scuotere l’informazione, l’uso della rete e il concetto di privacy dei singoli e di segretezza dei governi, aprendo un nuovo varco per le future generazioni.

Ma cosa è successo esattamente durante l’ultimo lustro? Come funziona(va) Wikileaks? Che cosa sono riusciti a fare un gruppetto di trentenni con la voglia di creare un mondo migliore? Come mai l’ambasciata londinese dell’Ecuador sta dando asilo a un programmatore australiano sulla cui testa pende un mandato di cattura internazionale con l’aria di avere alle spalle ben più di quanto afferma? Queste le domande che frullano nella testa di tante persone e che saranno decisive nell’orientamento del pubblico. Al cinema dipanerete alcuni dubbi, ma soprattutto sarete sovrastati da stimoli che probabilmente v’indurranno a rileggere le notizie in qualche emeroteca virtuale.

Cosa si celi veramente dietro la persona albina, carismatica e magnetica che in alcuni momenti pare un genio incontenibile e in altri un dissociato ai limiti della follia, Condon non ce lo dice, né pretende di indicarci dove stia l’invalicabile confine oltre il quale tutto è lecito per il bene comune, quello che invece riesce efficacemente a fare è regalarci un buon thriller dall’ottimo ritmo, che ci incolla alla sedia per due ore e ci invoglia a rientrare in sala per un secondo giro.

La pellicola non è leggera, al contrario, è carica di così tanta suspense e informazioni da stuzzicare anche chi ricorda bene i fatti. Soprattutto, non è un documentario bensì un’opera di finzione che riesce a non imporre un punto di vista ed a portare comunque lo spettatore dentro la macchina dei sogni. Sarà il singolo a decidere se godersi la storia, oppure meditare e crearsi un’opinione su chi abbia agito in maniera corretta, se sia ammissibile che un ideale scalci regole nate per la nostra protezione e se il diritto alla riservatezza di alcune informazioni abbia ragione di esistere.

“Il quinto Potere” ha dei passaggi narrati in modo rapido, (forse) superficiale o che semplicemente romanzano i fatti, ma alla fine è riuscito a rendere comprensibile, fruibile ed elettrizzante un capitolo per alcuni nebuloso della nostra storia recente.

Film curioso, ardito, ottimamente recitato e ritmato: promosso!

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