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Recensione film Il paradiso degli Orchi: Pennac al cinema

Malaussène è un giovane che lavora in uno di quei grandi magazzini tipici delle metropoli, con molti piani carichi di oggetti che soddisfano tutte le necessità e i vizi di orde di persone. Malaussène è un trentenne stralunato, con una famiglia colorata e colorita da mantenere, in cui mamma è un’innamorata cronica sempre in viaggio e spesso incinta. Malaussène fa un lavoro utile a qualsiasi azienda che deve fronteggiare ogni giorno le (talvolta assurde) richieste e lamentele dei molti clienti, ma strampalato agli occhi di noialtri: è un “capro espiatorio”. Malaussène è un uomo dalle mille risorse che, tra una responsabilità fittizia e una reale, riesce a ritagliarsi un po’ di privacy e a innamorarsi di un’avvenente, intraprendente e smaliziata presunta-taccheggiatrice, che noi conosceremo col nome di “zia Giulia”. E Malaussène è il malcapitato impiegato che un giorno sarà erroneamente preso di mira dalla polizia.

Siamo sotto le feste, e non c’è luogo peggiore di un grande magazzino se si vogliono evitare rumore, caos e folle scomposte. E se, tra un addobbo e l’altro, iniziano pure ad accadere strane esplosioni, la quiete diviene impossibile specialmente se si ricopre il ruolo di “responsabile tecnico” e tutti gli indizi puntano nella tua direzione. La vita sgangherata del giovane Benjamin Malaussène improvvisamente supera se stessa e prende una deriva ancora più imprevedibile del solito fino al punto di andare fuori controllo quando l’allegra brigata di fratellini e sorellastre decide di scendere in campo per tirarlo fuori dai guai.

Signore e Signori… “Il Paradiso degli Orchi” è servito!

Daniel Pennac arriva infine sullo schermo, il professore che scriveva per diletto, e balzò in cima alle classifiche di lettura (e vendita) col personaggio di Benjamin Malaussène nell’oramai lontano 1985, viene portato oggi al cinema dal regista Nicolas Bary che, coinvolgendo lo stesso scrittore, è riuscito a dare un volto al protagonista dell’amata saga.

Tanto il racconto è avventuroso, grottesco e senza tempo (come nelle corde del suo autore), tanto il regista riesce a mantenere quell’aura magica, leggera e stravagante, a non perdere mai il ritmo, a intrattenere tutti, a far sorridere il pubblico esigente e a far ridere i più gioviali in sala. Il film di Bary è divertente e curioso, sopra le righe e accurato. Non scivola nella commedia rozza e approssimativa, ma rimane sempre raffinato e attento. E i presenti, che colgono questo sforzo, ricambiano con molte risate, ben più di quante credevamo di udire. Nessuna espressione sboccata, nessun eccesso, nessuna frase inappropriata, solo una colorata caccia al colpevole ricca d’imprevisti.

La pellicola non è per tutti (come non lo è lo stile dello scrittore francese), ma riesce ad avere una sua identità, cosa che ci impone di confermare il raggiungimento della sufficienza. Se amanti di Pennac, ritroverete il suo tocco; se digiuni della serie di libri, riuscirete a godervi la storia; se estimatori di Berenice Bejo, vedrete l’attrice in tutta la sua disarmante bellezza. Se non apprezzate le extravaganze, allora avete sbagliato sala 😉

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