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Recensione di Venere in Pelliccia: il nuovo seducente film di Polanski

Parigi, interno di un piccolo e desolato teatro in affitto. È sera, in cielo ci sono lampi e tuoni che illuminano la fine di un giorno che per Thomas, drammaturgo e attore teatrale, non ha brillato neppure per un minuto. Audizioni infinite alla ricerca della persona giusta, di un’attrice capace di riempire da sola la scena, di una protagonista che fosse algida, forte e seducente, di una Venere in carne e ossa. Ma il caso ha voluto frustrare il pover’uomo e, solo all’ultimo minuto, gli ha presentato Vanda, l’unico vero e intrigante incontro, di quella giornata, degno di essere vissuto.

Vanda è alta, bella e decisa, ma è fradicia, in ritardo di troppe ore e volgare nell’atteggiamento e nell’abbigliamento. La sua determinazione e un’energia incontenibile riusciranno però a vincere le perplessità di Thomas che, non riuscendo ad arginare quel fiume in piena, troppo esuberante perché possa vestire in modo convincente i panni composti ed elevati di una dama di fine ‘800, cede alla donna dando inizio a una serata inattesa: i due, su quel palco dismesso e male illuminato, provano la pièce rimanendo ben presto imbrigliati nelle sue maglie.

“Venere in pelliccia” è travolgente quanto la sua Vanda, personaggio che seduce e intimidisce sia sulla carta sia su quel grande schermo, dove è interpretato da una Emmanuelle Seigner decisa a prendersi una bella rivincita. L’attrice, da sola, spesso in primo piano e con pochi abiti addosso, forte della sua maturità, ci dimostra di essere Vanda, anzi di più, una donna e una interprete, brava, magnetica, sensuale e intrigante. Al suo fianco un Mathieu Amalric, tramutato nel fragile Thomas, dalle sembianze e dalla fisicità molto simili a un Roman Polanski ringiovanito, ma con una capacità di convincerci che ci fa subito dimenticare i parallelismi con l’uomo che magistralmente sta dietro la macchina da presa.

L’opera, dedicata all’eterno gioco della seduzione tra uomo e donna, agli scambi di ruolo, alla dominanza, alla dipendenza e alla necessità di riconoscimento da parte dell’altro, riprende gli scritti sull’amore dell’autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch. Alto è il tasso di erotismo che si irradia dal testo a permeare le parole e i gesti dei nostri personaggi, senza mai peraltro condurci a situazioni osé o, peggio ancora, gratuitamente volgari. Coerentemente con il tocco di un’epoca andata, protetti dalle mura del piccolo teatro e dall’abbraccio della sera, veniamo sedotti da eleganti scene che ci provocano un crescendo di curiosità e tensione sino al sopraggiungere dell’inevitabile finale carico di significati, parallelismi e possibili interpretazioni.

Il nuovo film di Roman Polanski è fine, affascinante, intelligente ed elevato sotto ogni punto di vista. Per alcuni sarà solo la bella versione cinematografica di una pièce all’avanguardia e sempre attuale; agli occhi di altri apparirà come una sensuale opera dedicata al potere che una donna può esercitare su un uomo; e per molti rimarrà solo un nuovo esempio di alta cinematografia. Per tutti però “Venere in pelliccia” sarà inebriante.

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Comment(1)

  • Luca
    11/24/2013 at 17:31

    Ho visto Venere in pelliccia ieri sera.
    L’ho trovato proprio come un film ad alto tasso erotico proprio come hai scritto tu…e la Seigner, che ho rivisto con piacere nello splendore di una veste non così dissimile dai tempi de La luna di fiele di (sigh) 21 anni fa, vale da sola il biglietto!

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