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Recensione Ultimo Requiem di Mimmo e Nicola Rafele

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Ci sono due pensieri che ti possiedono – letteralmente – appena terminata la lettura di “Ultimo requiem” e che dimostrano quanto il romanzo sia riuscito perfettamente nel suo scopo.

Il primo è che vuoi saperne maledettamente di più. E quindi scateni il tuo browser e magari atterri sul memoriale Calcara e scopri che non è vero che ci siano pagine della nostra storia recente che nessuno vuole scrivere. Qualcuno le ha scritte, e che nessuno le vuole far leggere.

Bologna, 1980
Bologna, 1980

Il secondo pensiero che ti cattura è, in realtà, una sorta di “concatenazione illogica”. Provo a spiegarmi: leggi, e in alcuni frangenti ti sorprendi a scordarti che la finzione ha – in questo specifico caso – una larga aderenza con la realtà. Scordandotelo, non puoi fare a meno di osservare quanto questo romanzo vivo, ritmato, “voltapagina” se mai ne è stato scritto uno sembri pronto per una trasposizione cinematografica che lo trasformerebbe nella sceneggiatura di un thriller di altissimo livello.  Poi un nome o una situazione ti ricorda che stai leggendo Storia, che molte delle nebulose tragedie che questo disgraziato e bellissimo paese ha dovuto affrontare hanno un filo logico, uno schifosissimo filo logico. E non sai se sei più arrabbiato o più grato agli autori per aver messo nero su bianco la biografia degli ultimi trenta anni della nostra Italia.

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Scopro su Wikipedia una frase bellissima che ha lasciato Alessandro Morandotti, decano degli antiquari italiani: “C’è differenza tra l’aver dimenticato e non ricordare”. Il contesto a cui si riferiva era certamente diverso, ma non per questo è meno adatta al ringraziamento: Mimmo e Nicola Rafele ci costringono a Ricordare, e a rivolgere il giusto tributo a chi si è opposto ad un potere che intrecciava i suoi tentacoli in un fraterno abbraccio con le mafie.

Nota finale per un libro che mi ha davvero convinto molto e che consiglio con veemenza: i frammenti di animazione-booktrailer che ne accompagnano la distribuzione su Youtube (e che illustrano questo post) sono splendidi, e costituiscono un esempio perfetto di quanto letteratura e arti grafiche multimediali abbiano la possibilità di esprimere insieme.

Alfonso d’Agostino


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