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Il film Piccola Patria di Alessandro Rossetto

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Piccola Patria, piccola Italia, piccola penisola ricca di storia, memoria e bellezze naturali. Ma anche un Paese ricco di diversità, con usi e costumi millenari, ora sovrastato da tanti problemi che cambiano da Nord a Sud.

“Piccola Patria” è il film con cui Alessandro Rossetto si addentra nel mondo dei lungometraggi di finzione e nell’Italia. Per il suo esordio, il regista decide di mostrare la nostra terra, il suo Triveneto. Nessuno scagliarsi quindi contro il classico luogo comune di un Paese a due velocità, rimaniamo qui vicino, nel cosiddetto profondo Nord, e sfatiamo un’altra leggenda.

L’autore ci porta in una provincia carica di venetismo ma imprecisata, uno dei tanti luoghi anonimi in cui pullulano piccole aziende familiari con edifici relativamente recenti, che sembrano già decadenti. Zone abitate da lavoratori che stritolati dalla crisi ora si sentono persi. Ma anche luoghi dalla forte integrazione degli immigrati che, in seguito al crescere della tensione, sono diventati i capri espiatori. Fotografia di una situazione molto diffusa in quel territorio in cui sino a ieri si lavorava tanto e si viveva bene, mentre oggi si sprofonda sempre più nel nulla.

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Un’immagine di PICCOLA PATRIA

La fiducia di Rossetto è riposta nelle nuove generazioni, giovani allo deriva ma con l’energia e la voglia di ricominciare. Troppo il degrado che li circonda, molta la gente che si chiude e non pensa o vede più permettendo al lato peggiore dell’essere umano di emergere, quello in cui diventa un passatempo rovinare la vita a un amico o ricattare un debole.

Tra amore, famiglia, sesso, ricatti, perversioni, solitudine e noia, lo spettatore prova una sensazione di depressione, amplificata anche dal ritmo e da quel girato differente dal solito. “Piccola Patria”, infatti, si sgancia dagli schemi classici e attinge al passato da documentarista del suo autore. Gli attori non hanno un copione ma solo linee guida, provano con una telecamera per giorni scene che arricchiranno il loro personaggio, ma non arriveranno mai in sala. Molta è l’improvvisazione e molto è lo spazio lasciato all’imprevisto. L’idea era di creare un’opera il più possibile aderente al reale avvalendosi però di attori professionisti e montando il tutto come le fiction.

PICCOLA PATRIA - Roberta Da Soller e Maria Roveran - Photo: courtesy of Arsenali Medicei
Roberta Da Soller e Maria Roveran in PICCOLA PATRIA

Il film ha una trama semplice: due ragazze allo sbando, Luisa (Maria Roveran) e Renata (Roberta Da Soller), vogliono fuggire dalle loro famiglie sfinite e dall’anonima comunità di provinciali frustrati in cui sono cresciute ma, trascinate dalla disperazione, rischieranno di rovinarsi a vicenda. Una storia di ordinaria trasgressione, ordinaria rabbia, ordinaria routine, ordinaria miseria. È un susseguirsi di riprese che catturano la quotidianità e le feste di paese, con canti degli alpini in sottofondo, per accertarsi che lo spettatore recepisca il messaggio. Fine. Per i miei gusti con 80 minuti sarebbe diventato un intenso mediometraggio, ma si sa, non si può avere tutto dalla vita.

Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, e selezionato al festival di Rotterdam 2014, “Piccola Patria” sta per approdare a Locarno in occasione de “L’immagine e la Parola”, spin off del Festival del Film, dove Alessandro Rossetto e Caterina Serra, in occasione della presentazione del loro lavoro, terranno lunedì 14 aprile 2014 un workshop (se interessati, un click QUI per i dettagli). Chi non riuscirà ad esserci, troverà l’opera dal 10 aprile 2014 al cinema.

Vissia Menza

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