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Cannes 2014: la crisi secondo i fratelli Dardenne

Fidélio-photo-Christine-PLENUS
Fidélio photo Christine PLENUS

Dopo aver parlato di libertà di espressione, continuiamo a rimanere seri e affrontiamo un altro demone del nuovo millennio: il crollo economico e la costante perdita di posti di lavoro.

Negli ultimi tempi la crisi ha modificato la vita di tutti, si ė insinuata nelle nostre abitudini, nei migliori dei casi ci ha tolto solo qualche piccolo vizio, con cui ci premiavamo di tanto in tanto, in altri si ė imposta significativamente, cambiando addirittura le abitudini alimentari della gente.

La globalizzazione ha portato vantaggi ma ha anche accelerato la diffusione su larga scala dei problemi più gravi. Il risultato ė che alla domanda “cos’è il posto fisso?” potremmo replicare con un “non capisco” e parlando di ferie e malattia retribuiti, potremmo definirli come benefit… vintage!

Ė da oramai un lustro che molti stanno vivendo sulla propria pelle gli effetti negativi di questa situazione economica, ė gioco forza che il cinema abbia fatto suo il problema e ci racconti storie attingendo a piene mani da situazioni familiari, di quartiere, di cronaca locale e anche dalla letteratura di genere.

Fabrizion Rongione in una scena del film © Christine PLENUS
Fabrizion Rongione in una scena del film © Christine PLENUS

E poi ci sono i fratelli Dardenne, amanti della vita comune e delle storie realistiche che, grazie ad un background documentaristico, impongono sulla scena internazionale opere di finzione dallo stile unico, spesso imitato, che arricchiscono un nuovo genere di cinema. E oggi non sono da meno. I registi ci portano a casa di Sandra (Marion Cotillard) e di Manu (Fabrizio Rongione) e ci fanno trascorrere con la coppia due giorni e una notte, ossia il tempo a disposizione della protagonista per convincere gli (ex) colleghi a non farla licenziare.

Quando, infatti, al gruppo di lavoratori viene chiesto se preferiscono avere una collega (Sandra) in più oppure 1000€ extra in busta paga, potete immaginare dove sia andata la maggioranza. Ed ora la donna ha solo un weekend per far cambiare idea al gruppo, prima delle votazioni aziendali dell’imminente lunedì mattina. Il punto è che questa storia, non si discosta tanto dal vero. L’ansia di Sandra diventa subito la nostra, così come le repliche dei colleghi sono condivisibili quantunque palesemente crudeli.

Marion Cotillard in una scena del film © Christine PLENUS
Marion Cotillard in una scena del film © Christine PLENUS

Con l’ausilio del solito stile asciutto, diretto, senza fronzoli; con una fotografia che non fa sconti; e con una Sandra/Marion Cotillard ridotta all’osso, in perenne canottiera e jeans logori; seguiamo il peregrinare della donna da porta a porta per far leva sull’umana pietas, e senza angosciarci riesce comunque a toccarci nel profondo e a tornare a casa con noi.

La situazione inquietante, la messa in scena sobria e la recitazione impeccabile ci fanno dimenticare di essere al festival di Cannes illudendoci d’assistere a una scena di cortile. Il film mai lagnoso, prolisso o strappalacrime, mostra con disarmante semplicità quanto sia diventato crudele il genere umano e ci ricorda che solo i più forti e determinati (a prescindere dalle apparenze) sopravvivranno.

La legge della giungla è l’unica rimasta a dettare le regole e i Dardenne con intelligente moderazione c scuotono. Noi incassiamo, e dopo molte ore ci rendiamo conto di aver preso un bel colpo. Il film quindi funziona molto più di quanto si creda, e io, per la prima volta quest’anno, mi trovo a tifare per una pellicola: i due fratelli a questo giro si meritano un riconoscimento!

Vissia Menza

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