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[Recensione FILM] X-MEN: Giorni di un Futuro Passato

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Il nuovo film sugli X-Men è da oggi in sala e, nell’ordine, è: mastodontico; geniale nelle scelte; scorrevole nella narrazione, grazie ad un intreccio solido, anzi granitico; roboante e pirotecnico in tutti i suoi scontri ad effetto; e molto intrigante e avvincente nel modo in cui riesce ad incuriosire lo spettatore. Questo settimo capitolo della saga dei mutanti più amati del grande schermo (anche dagli aficionados di fumetti!) è molto di più di quanto possiate attendervi, pur proseguendo su una linea coerente con quanto nella versione cartacea.

X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO è una pellicola che sin dalle prime inquadrature vi fa comprendere perché indossiate gli occhialini 3D e l’intreccio giustifica ancor di più la pressione che avvertite sul naso, e quella permanenza in sala che supera le due ore. Due generazioni s’incontrano, scontrano, imparano a conoscersi, sopportarsi e supportarsi per la sopravvivenza. E noi nell’audience ci godiamo questo viaggio, andando gioiosamente su e giù per la linea del tempo, giocando un virtuale ping-pong tra un futuro cupo e tragico e il 1973, con i suoi pantaloni a zampa, occhialoni e coiffure molto “aeree”.

Peter Dinklage in una scena di "X-Men: giorni di un futuro passato" - Photo: courtesy of 20th Century Fox
Peter Dinklage in una scena di “X-Men: giorni di un futuro passato”
Photo: courtesy of 20th Century Fox

Bryan Singer ci ricorda che capacità, fantasia e molto professionalità sono tasselli necessari al successo anche di un fanta-film legato a un fumetto. E quest’anno casa MARVEL ci sta regalando un racconto avvincente via l’altro. Dopo il fortunato inizio di stagione, continuiamo a cavalcare un’onda positiva al seguito dei nostri mutanti preferiti, riuniti nelle due versioni, giovane-ribelle e saggio-attempato, per riuscire a fermare l’industriale (tanto geniale, quanto folle) in grado di creare l’arma perfetta. Il suo nome è dr. Bolivar Trask e ha il volto dell’attore più di moda degli ultimi anni, Peter Dinklage. Suo è il compito di rendersi odioso per tutti i 123 minuti, mentre i coprotagonisti ci strappano sorrisi a cadenza regolare, indifferentemente dal loro ruolo nella storia, grazie ad un copione intriso d’ironia. Chi presto, chi tardi, infatti, riuscirà a catturare le nostre simpatie.

Si toccherà il problema dell’estinzione della specie, emergeranno l’assenza di rispetto per il diverso e la paura di ciò che non si conosce e/o comprende, riaffioreranno antichi demoni e assopiti deficit emotivi, alcuni si dimostreranno abili manipolatori altri verranno manipolati. Tutti i personaggi sono disegnati meticolosamente sia nei dettagli esteriori sia in quelli interiori e il pubblico non può che cadere nella tela riconoscendo se stesso o un’esperienza del proprio passato. I poteri di ogni eroe si dimenticano a favore di quel lato umano, debole e imperfetto, che quelle figure hanno in comune con noi.

Hugh Jackman in una scena di "X-Men: giorni di un futuro passato" - Photo: courtesy of 20th Century Fox
Hugh Jackman in una scena di “X-Men: giorni di un futuro passato”
Photo: courtesy of 20th Century Fox

X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO rilegge in modo creativo la storia, non si prende troppo sul serio e regala inquadrature inattese di Hugh Jackman che faranno la gioia delle giovanissime in sala. Visibile l’agio del cast nel vestire panni da anni provati e ri-provati, e tale stato di grazia arriva sino a noi offrendoci ottimo intrattenimento, una storia avvincente che riesce ad attingere da tutti gli episodi precedenti, confermandosi un’evasione esattamente come nei nostri sogni, anzi, di più: la battaglia è degna di una vera guerra e a questo dettaglio non eravamo pronti ☺ Noi abbiamo già iniziato a fantasticare sull’episodio numero otto, e voi?

Vissia Menza

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