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Cannes 2014: Un Certain Regard è alle battute finali

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Siamo alle battute finali, oggi si assegnano i premi di Un Certain Regard. Il festival di Cannes ha 67 anni, Un Certain Regard ne ha “solo” 36. Categoria nata nel 1978 per riunire (e premiare) quelle opere che potremmo definire con un linguaggio all’avanguardia, con uno stile differente, alla ricerca di nuove forme di comunicazione e – sicuramente – di un riconoscimento internazionale, questa sezione ogni anno ci regala perle inattese e, perché no, anche qualche sonnellino fuori programma.

In codesta nobilissima categoria gareggiano fianco a fianco nomi illustri, veterani, esordienti e talvolta non professionisti. Nel 2014 l’esordiente (alla regia) è Ryan Gosling, il quale si batte con una vecchia volpe come Wim Wenders mentre la nostra Asia Argento e molti altri ostacolano il loro cammino verso il podio. Impossibile, quindi, non soddisfare la curiosità: durante i giorni di Festival, abbiamo fatto diverse incursioni in salle Debussy (sorta di quartier generale di UCR) e siamo riusciti a “assaggiare” titoli dalle sinossi fuori dagli schemi, non per forza con attori alle prime armi.

In attesa di scoprire chi abbia spuntato il favore della giuria, parliamo di Jauja, Bird People Charlie’s Country. Film – forse – meno blasonati ma non per forza sfavoriti. Sicuramente si è chiacchierato assai meno di queste pellicole che non del bel Ryan o dell’affascinante Asia Argento, personaggi da anni sotto i riflettori che riescono a tenere banco in egual misura sia nelle pagine di cinema, sia in quelle di costume, sia nel gossip (fresco, fresco è proprio quello che vorrebbe Gosling re ancora una volta della Montée des Marches, ma non il suo Lost River, definito dalla maggior parte della stampa come “non ottimo”).

Viggo Mortensen in "Jauja" - Photo courtesy of FDC 2014
Viggo Mortensen in “Jauja” – Photo courtesy of FDC 2014

Jauja di Lisandro Alonso, è una favola in costume, per alcuni un fanta-film, ambientato nella Patagonia di fine ‘800, in cui si “conquistavano “le terre degli aborigeni. Il danese Gunnar Dinesen è un capitano che arriva in quella terra con Ingeborg, la figlia adolescente che una notte scappa con un soldato. Il viaggio del padre alla ricerca della giovane è l’occasione per esplorare il confine tra reale e fantastico, addentrarsi in dimensioni poetiche, surreali e parlare di paradisi perduti, sogni e chi più ne ha più ne metta. Sceneggiato da un poeta, la pellicola va oltre qualsiasi schema a cui siamo abituati e ammalia o sfida il buon umore del pubblico, a seconda delle singole sensibilità. Con un paesaggio meraviglioso sullo sfondo, con protagonista Viggo Mortensen (in panni ben diversi da quelli a cui ci ha abituati nelle grandi produzioni di oltre oceano), con una fotografia attenta e una messa in scena talvolta teatrale, il regista si addentra in un territorio ideale e irreale, tra sentimento e sogno, dividendo la critica: Jauja è un capolavoro o film eccessivo?

Una scena del film"Bird People" © Carole Bethuel
Una scena del film”Bird People” © Carole Bethuel

Bird People di Pascale Ferran, è invece l’opera che mi ha convinto maggiormente, nonostante le sue imperfezioni e una scivolata nel mondo delle favole sul finale che personalmente ho trovato eccessiva, ma che ha piacevolmente impressionato i presenti. Due persone si sfiorano in un albergo dell’aeroporto di Parigi. Lui è un americano in viaggio d’affari. Lei è una cameriera. Entrambi sono alla ricerca di un cambiamento che renda le loro vite migliori e entrambi hanno bisogno di prendere coraggio per spiccare il volo. Gary decide di mollare tutto mentre è nella camera che viene risistemata da Audry, la giovane che una notte decide sia giunta l’ora di buttarsi. Cosa accadrà esattamente è una sorpresa, di sicuro ci suggerisce di vivere la vita con poche delicate parole e ci regala la più realistica conversazione via Skype tra moglie e marito vista sino ad ora.

Il protagonista del film "Charlie's Coutry" - PHoto courtesy of FDC 2014
Il protagonista del film “Charlie’s Coutry” – Photo courtesy of FDC 2014

Charlie’s Coutry di Rolf De Heer ci porta, invece nelle riserve degli aborigeni australiani dove vive Charlie. Charlie ha una famiglia talmente numerosa e fastidiosa da decidere di andarsene prima in giardino sotto una lamiera con quattro stracci, in una sorta di capanna di emergenza, poi per sempre nella foresta. Charlie parla inglese, ė amico di tutti, aiuta la polizia a rintracciare gli spacciatori, anche se si fa qualche tiro di troppo, condivide i soldi con il resto della comunità, ama cacciare (nonostante gli confischino ogni sorta di arma si costruisca a tale scopo). Charlie ė buffo nel suo essere diverso, presente e con un innato umorismo. Charlie sorride sempre perché, probabilmente la sua cultura ė così. Charlie non comprende bene gli usi e costumi dell’uomo bianco, così come i bianchi sono distanti anni luce dai quieti nativi. La convivenza è grottesca, la scelta di Charlie è estrema.

E questo è solo un assaggio delle esperienze che potete fare in Un Certain Regard! Di sicuro è un contenitore di bizzarrie, avanguardie, potenziali capolavori. Non ci resta che attendere qualche ora per scoprire chi sarà consacrato nel firmamento 2014. A plus tard!

Vissia Menza

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