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Recensione doppia: l’ultimo Benni e l’ultimo Montalbano

Non si può dire che siano mesi infelici per i lettori italiani: abbiamo festeggiato in rapida successione l’uscita dell’ultima fatica letteraria di Stefano Benni e la nuova avventura del commissario Montalbano, due libri che con ogni probabilità ci accompagneranno nelle prossime classifiche dei volumi più venduti. Vediamo dunque se (e perché) è il caso di metterli in valigia affinché ci facciano compagnia durante i primi week-end in spiaggia o nelle più lunghe (auspicabilmente) ferie estive.

copertina stefano benni pantera

“Pantera”, ultimo libro di Stefano Benni pubblicato da Feltrinelli, è una dolcissima e dolente carezza in due fasi. Nella prima ritroviamo, quanto meno per ambientazione, l’autore de “Il bar sotto il mare”: il primo dei due racconti che costituiscono la struttura del libro è infatti ambientato in una sala biliardo – una trentina di metri sotto terra – popolata da personaggi classici della poetica benniana. Ci sono i “Giocatori” (con la G rigorosamente maiuscola) ai quali è riservato l’accesso ai tavoli principali, privilegio concesso da un vecchio cieco che valuta l’abilità dei giocatori pur non vedendoli, e segue serenamente le partite. C’è la varia umanità che frequenta locali in bilico fra leggenda e rifugio peccatorum, e c’è Pantera: una Giocatrice (maiuscola) sexy e dotatissima, che scoprirà come nel match contro l’Inglese giunto appositamente per sfidarla dalla lontana Gran Bretagna ci sia in palio molto di più di una partita.

Il secondo racconto si avvicina di più a “Margherita Dolcevita”, e la protagonista – Aixi – è il risultato di quelle piccole meraviglie letterarie così tipiche di Benni: è una ragazzina, vive in una capanna sul mare in un villaggio memorabile, dovrà lottare e lottare e lottare in maniera straziante. Ti resta nel cuore.

Il libro è arricchito – mai termine fu più appropriato – dalle illustrazioni di Luca Ralli. Un bianco/nero che ti vien voglia di lasciare tutto e correre a cercare fumetti di qualità. Bellissimi.

La piramide di fango Andrea Camilleri commissario montalbano

Se “Pantera” è una carezza, dolcissima e dolente, “La piramide di fango” – ultimo romanzo di Andrea Camilleri – è un vero e proprio cazzotto nello stomaco.

Il commissario Montalbano sembra proseguire in quella sua (umanissima!) parabola che sa di approssimarsi della vecchiaia. A noi leggendo apparirà sempre con il volto di Luca Zingaretti, ma gli anni passano, le primavere volano e il poliziotto più amato d’Italia comincia a dimenticare qualcosa o a non afferrare un’idea improvvisa come era solito fare. Aggiungete che Livia (a cui finisci per voler bene nonostante un’antipatia epidermica) non ha superato la morte del figlio-adottivo-in-affido Francois e vive una visibilissima e profonda depressione. Ed infine sommate anche la direzione che prende l’indagine, scoperchiando un mondo fatto di compromessi fra mafia, industria e politica sintetizzato dalla piramide di fango (o di fangue, come direbbe l’inimitabile Catarella centrando in piena inconsapevolezza il problema), ed ecco che il quadro si fa fosco, fotografia di cronaca che ormai ci indignano sempre meno.

E’ un buon Montalbano, forse non il più riuscito dei romanzi che compongono la saga ma certamente un romanzo adatto all’ombrellone o alla pausa in baita, a seconda di dove intendiate indirizzare i piedi questa estate.


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