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Recensione del film The Congress di Ari Folman

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Oggi faccio un elogio pubblico a chi scrive quei piccoli trafiletti in cui vengono riassunti in modo stuzzicante i film in uscita su grande schermo. Mestiere molto delicato in cui gli autori devono riuscire prima ad incuriosire i lettori, poi ad insinuarsi nelle loro testoline e infine ad avere la meglio sulla concorrenza convincendoli ad entrare nella sala cinematografica giusta. Questi uomini sono veri artisti del linguaggio. Così come sono lo sono gli addetti alla creazione del trailer, spinta definitiva verso il cinema. Un gruppo di creativi che riescono a intrigare anche i più prevenuti e che in “The Congress” hanno fatto un gran bel lavoro.

La pellicola vanta un padre d’eccezione, il regista e sceneggiatore Ari Forlman. Per chi non lo ricordasse, è l’autore di “Valzer con Bashir”, film che grazie all’animazione riuscì a ripercorrere gli anni della guerra in Libano (e della strage di Sabra e Shatila) con tale realismo, drammaticità e fedeltà ai fatti, da rientrare nei documentari e vincere il Golden Globe come miglior opera straniera e concorrere per l’Oscar®. “The Congress” invece si discosta da questi temi ma, ovviamente, lo fa a suo modo.

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Robin Wright in “The Congress” © Bridgit Folman Film Gang hi

Il nuovo lavoro del regista ci porta in un futuro non troppo lontano, al seguito di una protagonista, Robin Wright, che interpreta una versione alternativa di sé stessa. In questa realtà, che potremmo definire parallela, l’attrice decide di vendere il suo personaggio d’arte alla casa di produzione per cui lavora. Mentre la star del cinema continua a mietere successi, grazie a ottime performance create da abili programmatori, la vera Wright è libera di viaggiare e prendersi cura del figlio ammalato continuando a percepire i guadagni del suo alter ego grafico.

Decadi dopo l’attrice è chiamata a rinnovare il contratto di esclusiva e si ritrova a entrare in una sorta di mondo immaginario in cui gli esseri umani si vedono come cartoni animati. In questo luogo la protagonista perde il baricentro e non riesce più a percepire il confine tra sogno e realtà, tra tangibile e apparente, tra voluto e percepito. E c’è di più: con lo scorrere degli anni (sullo schermo, e dei minuti in sala) l’umanità, completamente assuefatta da una sostanza psicotropa (che si fa beffa dell’LSD), percepisce il mondo a seconda degli intimi desideri non affrontandolo più  e lasciando andare alla deriva quello che tutti conosciamo.

Una scena di "The Congress" © Bridgit Folman Film Gang hi
Una scena di “The Congress” © Bridgit Folman Film Gang hi

Dobbiamo ammettere che l’idea di giocare con il tempo, lo spazio, le sensazioni, ci piace molto. Il cast e il nome del regista ci hanno fatto entrare in sala con la sicurezza d’assistere a un’opera bizzarra ma superlativa. Invece, qualcuno deve aver corso troppo. La sceneggiatura si spinge oltre la siepe, la carne al fuoco è sovrabbondante, le citazioni eccessive e la voglia di filosofeggiare fastidiosa. La sensazione è che l’aria fosse viziata e/o corrotta da sostanze allucinogene che hanno confuso non poco le persone coinvolte nel progetto.

Questo film non è “Matrix”, né “Strange Days”. Il personaggio di Dorian Gray è uno sbiadito ricordo e “Being John Malkovich” dista anni luce. Ammetto di non aver letto il romanzo “Il Congresso del Futuro” di Stanislaw Lem ma, anche qualora la sceneggiatura fosse la riproduzione fedele del testo, la storia non è nelle mie corde.

Una scena di "The Congress" © Bridgit Folman Film Gang hi
Una scena di “The Congress” © Bridgit Folman Film Gang hi

Amo la fantascienza, adoro la commistione tra realtà e finzione, mi piace l’intreccio tra piani temporali, ho un’incurabile dipendenza da fratelli Wachowski, ma qui – complice anche un andamento lento e una lunghezza estenuante – la critica alla società dell’effimero, alla necessità di eterna bellezza e alla collettività che si è piegata a queste regole sino a elidere il libero arbitrio, stride e non si comprende.

Non posso quindi che consigliare di meditare prima di entrare in sala, soprattutto di andare oltre la sinossi breve. “ The Congress”, nonostante il lungo elenco di nomi che vi hanno preso parte, potrebbe non essere ciò che vi aspettavate.

Vissia Menza

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