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Recensione Il ragno di Michael Connelly

By |2016-02-29T23:46:29+00:00Luglio 27, 2014|Lettura, Libri, Recensioni|

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Non so più in quale raccolta (ed una esplorazione del settore saggi della libreria non ha aiutato) ma ricordo distintamente Carofiglio rispondere ad una domanda in cui gli era stato chiesto come avesse deciso di dedicarsi al genere giallo. L’autore barese citò un libraio (categoria da santificare, subito) che gli proposto un romanzo di Connelly, arrivando al punto di prestarglielo  e “se non le piace me lo restituirà”.

A Carofiglio deve essere piaciuto parecchio, e modestamente pure a me. E quel romanzo è stato tradotto in italiano con l’orripilante titolo de “Il ragno”, ma nella versione origine è stato dato alle stampe come “Angels Flight”, dal nome della funicolare di Los Angeles (la più corta del mondo, recita il sito ufficiale).

“Angels flight” costituisce il sesto capitolo della saga di Harry Bosch, bella figura di detective con una forte caratterizzazione: certamente borderline, con problemi coniugali in corso e una spiccata tendenza ad essere un battitore libero anche quando lavora in squadra. Alcune delle sue iniziative sono al limite della legalità, ma mai come in questa occasione è giusto così: l’assassinato è infatti un avvocato noto per le azioni contro il Dipartimento di Polizia della città e dunque fortemente inviso dagli agenti.


Connelly tratteggia con dovizia di particolari il clima che accompagna una indagine così complicata, e il quadro è particolarmente realistico: dalle lotte di potere interne al Dipartimento agli aspetti politico-sociali, il quadro in cui l’antieroe si muove è particolarmente complesso. Ogni decisione e ogni svolta nelle indagini vanno attentamente pesate cercando di intuirne le conseguenze sulla popolazione, e chiunque abbia mai letto un giallo comprenderà che si tratta del peggiore contesto possibile…

Sono evidenti, e certamente voluti, i riferimenti alle vicende reali di O. J. Simpson e Rodney King, eventi che trascinarono la città degli Angeli in una rivolta epocale negli anni 90; il lettore solidarizza immediatamente con Bosch, che è tanto fragile nella vita privata quanto sapientemente risoluto nelle indagini. Tra continui colpi di scena e inquietanti presenze sul web (precursore, direi), la trama prende ritmo e mantiene agganciati alla pagina, senza possibilità di scelta.

Se state cercando un po’ di sano stacco-il-cervello-e-leggo, è una scelta ideale. Se siete cultori del genere, è una scelta obbligata.

Alfonso d’Agostino

 


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