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Locarno 2014 – Cineasti del Presente: il film Christmas Again

© Festival del film Locarno
© Festival del film Locarno

I film della sezione Cineasti del Presente sono divenuti la mia compagnia pomeridiana qui a Locarno 2014 e, dopo un inizio claudicante, ora stanno riservando sorprese. “Christmas Again”, diretto da Charles Poekek è ottanta minuti di cinema indipendente americano, all’americana, per americani, che noi europei amiamo tanto, per quel distacco (seppur minimo) che ci permette di godere la storia, senza troppe implicazioni.

E quella di oggi è la storia di un venditore di alberi di Natale che torna nella Grande Mela col cuore infranto e lo scopo di lasciarsi il passato alle spalle. E’ il periodo natalizio, alta stagione quando lavori nel ramo delle vendite di abeti ai bordi delle strade (tradizione tutta del Nuovo Continente). L’uomo vive in una roulotte e fa il turno di notte. La sua solitudine è evidente. Una sera, buia e gelida, su una panchina trova un barbone che giochicchia con il cellulare di una ragazza distesa al suo fianco, esanime. Il nostro eroe metropolitano prontamente soccorre la giovane e la sua parabola discendente prende una nuova piega così come, in teoria, la pellicola.

© Festival del Film Locarno
© Festival del film Locarno

Mia nonna soleva dire che non tutte le ciambelle riescono col buco e questo deve essere uno di quei casi. Nonostante il buon sangue, nonostante il buon inizio, nonostante la nostra benevolenza, i turni di notte del nostro eroe, i suoi incontri e le chiacchiere con la misteriosa donna e le dinamiche di avvicinamento tra due esseri umani alla deriva, non ci conquistano. Il girato è di qualità, ma i dialoghi sono scanditi con il contasecondi e la superflua lentezza rende difficile rimanere in stato di veglia. La parata di clienti, con tutti i loro tic, le loro richieste tanto divertenti quanto assurde in cui ci riconosciamo (a quanti di noi non sono capitate situazioni simili?), sono disarmoniche e aggiungono al mosaico tasselli infinitamente piccoli che potrebbe facilmente perdersi e renderci difficile la ricostruzione dei personaggi.

Grazie al cielo l’attenzione generale e, in particolare, della fotografia, delle inquadrature, e la scelta del sottofondo musicale, ci fanno tollerare e perdonare l’abusata patina finto-vintage, e la traballante camera a mano in quel mare infinto che solo il vuoto sa creare. Forse, l’intento dell’autore era proprio quello di condividere con noi la desolazione, la stanchezza e il freddo che penetra in ogni fibra del protagonista. Di fatto, “Christmas Again”, è proiettato dopo “Listen Up Philip” e le differenze diventano abissali.

© Festival del film Locarno
© Festival del film Locarno

La nostra perseveranza e la forza vengono premiate nell’ultima manciata di minuti, quando qualche puntino viene unito al precedente e scopriamo qualcosa in più sui protagonisti, anche se non abbastanza per promuovere a pieni voti l’opera troppo buia, fredda, silente, insomma, con un’abbondanza di “già visto” e già apprezzato altrove, che rende l’esperienza da un lato sopportabile, dall’altro dimenticabile in un soffio. Una coppia fagocitata da un’esistenza ricolma di solitudine e tristezza a cui non reagisce, come se fosse rassegnata in partenza, ditemi voi quante volte l’avete già vista su grande schermo e se, quindi, non richieda un guizzo, un qualcosa in più per attirare la nostra (e vostra) attenzione.

Vissia Menza

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