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Recensione del film Sils Maria

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In Engadina c’è un villaggio con una lunga storia alle spalle. Sils è stata luogo di villeggiatura per grandi illuminati, tra cui si ricorda soprattutto Nietzsche, è stata il perfetto buen ritiro per molti artisti, ed è terra con due fenomeni meteorologici talmente particolari da attirare da un secolo (!) turisti e curiosi. Uno di questi ė tanto affascinante quanto foriero di brutto tempo: ė il cosiddetto serpente delle nuvole della Maloja. Un vero e proprio “serpente” che s’insinua tra i monti e scorre rapido sopra i tetti, che si può ammirare salendo sulle montagne che abbracciano la valle. Sono nuvole basse e veloci, con forma bizzarra in cui i più fantasiosi vi riconoscono serpenti, draghi e altre creature di fantastiche.

Non stupisce, quindi, che Sils, un piccolo borgo sui monti, sia rinomato per il suo fervore culturale. Non stupisce che Maria, nota attrice francese all’occorrenza residente a Hollywood, scelga di ritirarsi su quelle montagne, care al drammaturgo che le diede fama e successo. Stupisce ben di più il coraggio che oggi, a decadi di distanza, questa donna dimostra di avere accettando di interpretare l’antagonista di un tempo, di vestire i panni che allora furono di una donna matura.

© Carole Bethuel
© Carole Bethuel

“Sils Maria” è il nuovo lavoro di Olivier Assayas in cui la protagonista, Maria (interpretata da Juliette Binoche), si ritrova allo specchio. Presente e passato sono difronte a lei e, ora, per andare avanti, deve confrontarsi con quell’immagine riflessa e ciò che essa rappresenta. Deve lasciare andare i ricordi, togliere la zavorra che appartiene a una donna diversa da quella che è diventata e realizzare che la giovinezza è perduta, ma non sé stessa.

E, in effetti, tutto il film poggia su questa dicotomia. Maria e la sua giovane assistente Valentine (Kristen Stewart). Le loro visioni della pièce. Il conflitto interiore che porta Maria/Sigrid a diventare Maria/Helena. L’inevitabile scontro con i comportamenti della giovane attrice (Chloë Grace Moretz), sua antagonista sul palco, che è il riflesso di un mondo che cambia. Scenari costantemente abbracciati dalle montagne svizzere e dai fenomeni atmosferici che, con quieta imponenza e ecletticità, rendono ancora più evidente il percorso emotivo e professionale di Maria.

© Carole Bethuel
© Carole Bethuel

Juliette Binoche ė una certezza, ė una delle migliori attrici in circolazione: ė solida, versatile, femminile, sempre credibile e riesce a rendere amabili tutti i suoi personaggi. Si sa liberare di accenti, sa cogliere e far proprie le movenze di popoli diversi tra loro, esprime i sentimenti dei suoi personaggi con disinvoltura e, in “Sils Maria”,  ci porta ad una rapida immedesimazione, nonostante la differenza generazionale. La Binoche è Maria e non ci fa dubitare un attimo di ciò, anzi, più la trama si tinge di suspense più ci dimentichiamo di Juliette in favore di Maria. Il confronto con lei lo reggono solo la fotografia e quel set, all’interno di un anonimo chalet, in cui si svolgono le prove, in cui si confondono i racconti e le persone, in cui vissuto, sperato e recitato non si distinguono più.

“Sils Maria” è un film che, con un piccolo cast, con una manciata di attrici, ci narra una storia di donne e di crescita e, con un stile intimo, tipico del teatro, ci regala un’appassionata e appassionante Juliette Binoche.

Vissia Menza

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