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Recensione del nuovo film diretto da Angelina Jolie: UNBROKEN

Angelina Jolie in versione regista ha sempre scelto temi difficili e di forte impatto sociale e emotivo, cosa che le è costata critiche e molto chiacchiericcio. La signora è bella, è sposata a un sex-symbol e ogni pellicola associata al suo nome incassa, insomma, i famelici di gossip hanno davvero molti appigli, anche se da oggi ne avranno uno in meno: “Unbroken” stupisce.

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Tratto da un’incredibile storia vera, basato sul libro scritto da Laura Hillenbrand, fortemente voluto dalla regista e realizzato con il supporto del protagonista (ancora arzillo nonostante fosse quasi centenario e con la casa a pochi passi dalla magione Jolie-Pitt), “Unbroken” per vedere la luce ha dovuto superare un bel po’ di ostacoli e ora si trova ad affrontare una nuova sfida.

In una recente intervista Angelina Jolie ha menzionato le difficoltà che ha incontrato, prima nel convincere la casa di produzione poi con riguardo alle delicate scelte tecniche, per portare a termine un lavoro che rendesse omaggio a un grande uomo, alla sua tenacia e al suo coraggio. Oggi la prova da superare è immancabilmente quella col botteghino durante il primo weekend: se vince, allora le chance di far conoscere la vita del signor Zamperini aumenteranno notevolmente e il film verrà ricordato a lungo.

A caldo, appena conclusa la proiezione, l’uomo con le sue virtù e debolezze diventa l’unico argomento di conversazione. Le prime domande cui si cerca di dare una risposta riguardano la forza di volontà e lo spirito di sopravvivenza, la (non) percezione del dolore fisico (e psicologico) e, soprattutto, se nel 2015 siano ancora vivi e validi i valori e le credenze di una volta.

© Universal Pictures
© Universal Pictures

Louis Zamperini ha visto tutto il 1900, un secolo contrassegnato dalle tante scoperte, dal rinnovamento, dalla tecnologia, ma anche tristemente eternato da due impressionanti conflitti globali. L’esistenza di questo signore è stata unica, costellata di gioie e dolori, di soprese e traumi, di eventi imprevedibili e spesso terribili. Lui è sopravvissuto all’inferno, all’accanirsi della sfortuna, alla follia del genere umano, e si è meritato ogni singolo momento a venire.

Figlio d’immigrati nel Nuovo Mondo, sbeffeggiato per il suo retaggio, dotato nella corsa, divenne campione olimpico prima di trasformarsi in un eroe di guerra sopravvivendo alle pallottole, a un ammaraggio, a 47 giorni in mare e ad anni in un campo di lavoro giapponese.

“Unbroken” si sofferma sulla prigionia, sulla forza interiore (oltre che fisica) del giovane uomo, dell’americano nemico del Giappone, che mai venne meno ai suoi ideali. Possiamo definirlo un film bellico, con un carico di drammaticità a dir poco letale, e una biografia  che fotografa il lato migliore (e sempre più raro) degli esseri umani.

© Universal Pictures
© Universal Pictures

Nonostante la situazione ai limiti dell’horror, la Jolie ha scelto di lasciare spazio ai fatti, ha concesso loro di parlare al posto delle immagini (il cui impatto non ci turba ma ci induce comunque a meditare a lungo), e nel dirigere Jack O’Connell è riuscita a far emergere un talento che in ’71, personalmente, non avevo notato. La magia più grande però l’ha fatta scegliendo un guru della fotografia che ci ha restituito una pellicola non vintage o patinata, in grado di portarci indietro nel tempo e farci dimenticare la presenza dello schermo. E ora, scommetto che saranno proprio quei toni, quella recitazione e quella fotografia a stupire il pubblico e a farci ricordare Louis Zamperini.

“Unbroken” è una sorpresa: ben fatto, equilibrato, rispettoso, mai eccessivo. È esattamente come lo descrive la regista.

Vissia Menza

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