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Blockbuster in Berlinale (Parte I): la commedia ARE YOU HERE

La Berlinale riesce magicamente a farti digerire opere prime geniali, talvolta dall’andamento zoppicante e dal polso in regia tentennante, grazie ad un’alternanza di pellicole che denota saggezza nel redigere il programma. Le più impegnative sono, infatti, affiancate da fantastiche novità main stream a stelle e strisce che, saranno meno “colte”, ma offrono una gran bella boccata di ossigeno. Fermatevi a pensare, chi frequenta i festival vede in media quattro film al giorno (parte con tre, arriva al culmine di cinque o sei durante il primo weekend, poi si da una calmata altrimenti sverrebbe), quindi se non ci fossero delle finestre addobbate a festa attraverso cui godere di quelle belle commedie americane che mettono tutti d’accordo, sarebbe la fine.

Il podio Blockbuster, per argomento, cast e sceneggiatura, i film che trascineranno al cinema orde di fan, curiosi, e amanti del genere,  sono: “Love and Mercy” e “Are you here”. Partiamo da quest’ultimo e tra qualche ora parleremo dell’altra opera.

Photo: James Bridges © You Are Here Films, LLC
Photo: James Bridges © You Are Here Films, LLC

Are you Here” è una commedia americana, meno drama e più buddy (comedy) della precedente (“Love and Mercy” ndr). Inserita nella lista delle proiezioni Berlinale Special, ha avuto la sua prima al Kino International, cinema che ha affascinato gli ospiti arrivati da oltre oceano. Matthew Weiner (il creatore di “Mad Man”) dirige Owen Wilson e Zach Galifianakis e li trasforma. Wilson diventa Steve, un meteorologo, donnaiolo, drogato a tempo perso e intento a fare di tutto per perdere il posto fisso; mentre Galifianakis è Ben, un ragazzone che spende le sue giornate in una roulotte, fumando erba e scrivendo un presunto romanzo. I due sono migliori amici, bambinoni impenitenti e incapaci di risparmiare. Il loro malsano equilibrio cambierà il giorno in cui Ben erediterà la fortuna di famiglia. Ovviamente, una donna renderà tutto più difficoltoso e la loro amicizia dovrà evolversi in un rapporto più adulto e maturo.

Si parla di sindrome di Peter Pan, di bipolarismo, di legami famigliari messi a rischio dal denaro e (forse) da mogli troppo giovani, di (ab)uso di marjuana e molto altro, per tirare frecciate ad una società piena di luoghi comuni e regole di facciata che rendono tutti pseudo-bravi ragazzi ma, di fatto, troppo concentrati su sé stessi. Vivere senza costruire, con egoismo e non pensando al futuro, sembra essere prassi oramai normale e accettata. Di nuovo, tranquilli, non verserete lacrime e la morale è talmente light da scivolare nell’oblio in fretta. Opera sobria e non sguaiata adatta a tutta la famiglia, alle coppie alla ricerca di svago che metta tutti d’accordo, e a chi cerca sorrisi senza troppi pensieri profondi.

Per noi sono state ore spensierate e diverse.

Vissia Menza

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