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Recensione del film Maraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani

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Chi non ricorda il Decamerone alzi la mano. Al fianco dei Promessi Sposi e alla mastodontica Divina Commedia, il Decamerone sembrava acqua fresca, una lettura veloce, più semplice, seppur ricca di sottotesti, metafore e allegorie, ma di una tale vitalità e energia da essere più facilmente assimilabile, soprattutto agli occhi di un gruppo di adolescenti. I fratelli Taviani, toscani purosangue, trionfatori tre anni fa a Berlino con una rivisitazione di un altro classico della letteratura, portano oggi sullo schermo cinque novelle del Boccaccio in “Maraviglioso Boccaccio”.

Di nuovo letteratura, di nuovo un Maestro, di nuovo opere dalla forza inaudita. Questa volta però il risultato non è dirompente, ha una patina tutta mediterranea e sembra rivolgersi a un pubblico abituato al piccolo schermo. Evidente il forte legame con la fiction TV e con un manipolo di attori specializzati in quel genere. I registi, quindi, ci prendono in contropiede, ma non come immaginavamo.

I registi - Foto: Umberto Montiroli
I registi – Foto: Umberto Montiroli

In anteprima qualche giorno fa, “Maraviglioso Boccaccio” è stato presentato come un inno alla vita e alla speranza. Con il vantaggio di qualche primavera sulle spalle rispetto ai ragazzi, Paolo e Vittorio Taviani si rivolgono alle nuove generazioni che vivono con l’ansia di un futuro incerto, con l’incubo di mille minacce, e con la certezza che in questa società non vi sia più spazio per favole, sogni e sentimenti. E allora, come per incanto, sono proprio i classici – con le loro immagini e messaggi senza tempo – a poter dar loro un po’ di ossigeno.

I due fratelli scelgono con attenzione cinque novelle sulle gioie e i dolori dell’amore e le fanno narrare a un gruppo di ragazzi che scappano da una Firenze trecentesca imbrigliata nella morsa della peste. Sette donzelle e tre giovanotti, per quattordici giorni, si rifugiano in campagna dove ritrovano la speranza, il sorriso, quella gioia di vivere che l’odore di morte della città gli stava facendo dimenticare.

Una scena del film - Foto: Umberto Montiroli
Una scena del film – Foto: Umberto Montiroli

Nei panni dei giovani, alcune promesse della recitazione tricolore; nei panni dei protagonisti delle novelle, grandi nomi del video, alcuni proprio di quella fiction con cui la gente ama trascorrere le serate casalinghe. Riccardo Scamarcio, Kim Rossi Stewart, Lello Arena, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini e Jasmine Trinca sono solo alcuni dei volti che vedrete sfilare in sgargianti abiti d’epoca, mentre si arrovelleranno in amori impossibili o coronano amori inaspettati.

Oltre al profumo di tubo catodico (che non si comprende, posta la quantità di ottimi attori di teatro che abbiamo nel Bel Paese), si percepisce una strana voglia di non osare e la tristezza regna sovrana. Il risultato è che la gente in sala non vibra, non è rapita e si lascia distrarre. Molto fedele al testo, gli diamo atto, ma il film rimane al limite del mero esercizio di stile che, nonostante sia accurato, ha dimenticato l’anima altrove.

Vissia Menza

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