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CONTAGIOUS: una storia di amore e dolore

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Da qualche ora è approdato nei cinema un film dal piccolo budget ma con un grande cast: CONTAGIOUS – EPIDEMIA MORTALE. Storia horror, più nel titolo che nella realtà, con protagonisti il  mastodontico (letteralmente) Arnold Schwarzenegger e la sorprendente giovane attrice Abigail Breslin.

I due interpretano padre e figlia uniti da una promessa e da un amore unico, destinato a un addio troppo precoce. Siamo, infatti, in un’anonima cittadina americana, in un’era post-apocalittica in cui il genere umano è stato decimato da una piaga cui non riesce a porre un rimedio. La tragedia questa volta è causata da un virus, anzi, per la precisione da un necro-virus, ossia da una malattia degenerativa che in poche settimane trasforma gli esseri umani in zombie. Una realtà sconvolgente che ogni persona si ritrova ad affrontare.

Photo: courtesy of M2 Pictures
Photo: courtesy of M2 Pictures

Wade (Schwarzenegger) è il classico padre che è disposto a qualsiasi cosa pur di proteggere una figlia finita nei guai. Oggi però il problema è un morso dalle conseguenze letali che farà sprofondare la famiglia Vogel in una sofferenza senza precedenti. Wade tenterà l’impossibile pur di salvare la sua Maggie (Breslin) e la piccola, impreparata ad affrontare l’ineluttabile, dovrà crescere all’improvviso.

Amore, paura, odore di morte, c’è proprio tutta l’umana sofferenza negli occhi dei protagonisti. L’attesa dell’inevitabile è mostrata da entrambe le prospettive e lo spettatore è subito fagocitato in un lento dramma fatto di angoscia non urlata. Difficile rimanere impassibili di fronte ai due, mentre fanno i conti col passato per affrontare uno sgradevole presente.

Ciò che stupisce è la percepibile vulnerabilità dei personaggi, e dell’essere umano in generale, che fa breccia nel cuore di chi guarda ancor prima che ne prenda coscienza. Impressiona vedere l’attore-simbolo dei film di azione in panni tanto cupi quanto efficaci al punto domandarci perché non abbia provato prima a calarsi in parti più quiete e introspettive.

Photo: courtesy of M2 Pictures
Photo: courtesy of M2 Pictures

CONTAGIOUS è, infatti, uno di quegli horror più a parole che nei fatti. Gli zombie sono solo sullo sfondo, un’idea che si intravede per pochi secondi, un pretesto per mostrare e indagare il dramma della perdita. D’altro canto si predilige la parola virus e non vi è l’ombra di un mostro o la classica lotta per addentare la preda. Nessuna pioggia di bossoli, nessuna battaglia all’ultimo sangue ma un problema di salute nazionale che strazia gli animi e porta il mondo ogni giorno sempre più alla deriva.

Anche la cittadina è anonima, piccola, ariosa, circondata dai campi. Tutto è sospeso nel tempo, in alcuni momenti abbiamo il dubbio di essere tornati addirittura indietro. La luce e la fotografia sono lividi e divengono gelidi man mano che la fine si avvicina. Ogni scelta sostiene il racconto.

CONTAGIOUS è equilibrato e coerente, ha un ritmo quieto ma costante e tutti paiono sapere esattamente dove andare. Non stupisce che la sceneggiatura fosse tra le migliori del 2011, pare invece incredibile sia finita tra quelle non prodotte (era nella c.d. black list). E così, come già capitò a suo tempo con il poetico “Byzantium”, anche  oggi mi ritrovo a segnalare un film che merita un applauso ma rischia di passare inosservato.

Vissia Menza

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