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QUANDO C’ERA MARNIE una magica favola senza tempo al cinema

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Se chiudo gli occhi posso percepire ancora la magia di Sheherazade e delle sue storie per mille e una notte. Emozioni di bimba oramai alterate dal tempo. Sogni e ricordi che, con lo scorrere degli anni, si sono fusi. Forse, mi sarebbe piaciuto che mamma mi leggesse le favole che arrivavano da Oriente o, forse, chissà, l’ha fatto veramente. A questo punto non lo sapremo mai. Però, quel dolce ricordo mi piace e lo serbo volentieri nel cuore. Allevia una solitudine che mi accompagna sin da bambina, figlia unica, degli anni ’70.

Un po’ di quella malinconia l’ho rivista negli occhi della giovane Anna. E un po’ del fascino di Sheherazade l’ho avvertito scorrendo il racconto della sua amicizia con la dolce Marnie, così sola da riuscire a scuotere anche la debole e introversa Anna.

Photo: courtesy of Lucky Red
Photo: courtesy of Lucky Red

QUANDO C’ERA MARNIE è la storia di due ragazzine, è la storia di due solitudini, è la storia di un legame puro, innocente, intimo. Anna è asmatica e si sente ogni giorno più affaticata, viene quindi mandata a trascorrere un periodo dagli zii fuori città. La speranza è che riesca in breve tempo a riprendere le forze e tornare a casa e a scuola. Nel paesino di Hokkaido Anna può dedicarsi al disegno ed esplorare la magnifica casa d’epoca in riva al mare, apparentemente disabitata da molti anni. Un giorno, però, una bimba, Marnie, si affaccia e una notte la raggiunge. La piccola è determinata a stringere una singolare alleanza con lei.

Le due sviluppano da subito un’amicizia particolare, fatta di domande non poste, parole non dette, segreti celati. La sintonia è palpabile, il mistero pure. Un giorno, infatti, Anna scoprirà qualcosa sull’amica del cuore che spezzerà quell’idillio  in favore di una verità inattesa.

Photo: courtesy of Lucky Red
Photo: courtesy of Lucky Red

QUANDO C’ERA MARNIE è il primo lungometraggio dello Studio Ghibli non diretto e realizzato dal maestro Hayao Miyazaki, o dal socio di una vita Isao Takahata. Al timone di questo ambizioso progetto c’è il giovane Hiromasa Yonebayashi (classe 1973) . La storia di due bimbe nella cupa Inghilterra di quasi un secolo fa, nata dalla penna di Joan G. Robinson, approda in Giappone e diviene vivace, brillante e cangiante. L’Occidente e l’Oriente si fondono e il colore irrompe sulla scena contrapponendosi al grigio interiore delle due giovani che, dopo essersi conosciute, ritroveranno il sorriso.

Il film ha un’aura particolare. È una gentile poesia. È un racconto senza tempo e spazio che riesce a rapire un adulto tanto quanto un bambino, forse anche di più. Nulla è crudo, diretto o sfacciato, al contrario, tutto è chiaro, magico e ricco di sorprese. Molta è l’attesa prima che ci venga svelato il mistero dietro un legame tanto forte. E una volta giunti all’epilogo sospiriamo. Dobbiamo consolare la piccola Marnie che ancora è in noi mentre una parte di Anna si sente infine serena e più forte rispetto a ieri.

Un romanzo di crescita, che parla di legami importanti, di ricordi, di amore, coraggio e fiducia in sé stessi (e negli altri), nelle mani di Hiromasa Yonebayashi si è trasformato in una favola animata in grado di rapirci e portarci lontano, farci sentire leggeri e un po’ più felici.

Vissia Menza

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