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WE ARE YOUR FRIENDS: alla ricerca del ritmo giusto

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Ci sono film che stuzzicano già dal titolo. WE ARE YOUR FRIENDS (letteralmente, siamo vostri amici) è uno di questi. E la prima riga della sinossi non ha fatto altro che darmi la spinta definitiva: “Il film che racconta il fenomeno planetario dei deejay, star del nuovo millennio dietro la consolle”.

Sono figlia degli anni ’70. La mia generazione è stata segnata dai tormentoni creati dai vari Tiesto, Guetta, Moby, Morales e Sincler, nomi in grado di nobilitare una professione che agli occhi dei nostri genitori era incomprensibile, quasi assurda, come quella del DJ. E questi signori sono stati tra i più pagati della loro categoria per molto tempo, ancora oggi le loro serate sono considerate un evento, ciò nonostante, ai miei occhi, dietro i loro nomi vi è un mondo oscuro. Le “star del nuovo millennio” proprio non le conosco, potete quindi immaginare la mia curiosità.

Photo: courtesy of Notorius Pictures
Photo: courtesy of Notorius Pictures

WE ARE YOUR FRIENDS non è un documentario su un fenomeno di massa, è un film e rimane tale, ed è un film made in USA, variabile non indifferente che mi farà tornare sull’argomento nel futuro prossimo ma che per oggi può bastare.

Da ieri nei cinema è tornato Zac Efron, l’idolo di tante giovani, nei panni di un aspirante DJ. Sgonfiati i muscoli, oggi si chiama Cole ed è un ragazzo come tanti, cresciuto in uno dei quartieri poco glam di Los Angeles. Con gli amici lavora/ cerca di riempire i club del circondario e spende troppo tempo con le cuffie, al computer o nelle discoteche. Cole vorrebbe diventare un professionista e una sera, per caso, incontra James (Wes Bentley) un famoso DJ che lo prende in simpatia.

In poco tempo nasce un’amicizia che ci porta nelle loro case e ci svela le debolezze del più affermato e la perseveranza del più giovane. Cole ha un istinto che lo porta a sintonizzarsi subito col pubblico, a dare il giusto ritmo alle feste, ad eccitare e incitare, a regalare una parentesi di gioia ai suoi coetanei, ma non riesce ancora a distinguersi dal mucchio. Sarà la vicinanza di James, ogni giorno più umorale e intimorito dal declino, a farlo crescere.

Photo: courtesy of Notorius Pictures
Photo: courtesy of Notorius Pictures

Una storia di crescita quindi, e una piccola intromissione in un mondo che molti frequentano ma di cui raramente conoscono il dietro le quinte. La ricerca del giusto ritmo, la caccia ai suoni su cui lavorare, i piccoli trucchi per far divertire, molti sono gli elementi intriganti, mentre la musica in sottofondo ci garantisce due ore di svago. WE ARE YOUR FRINEDS è il classico Blockbuster, senza drammi e senza angosce, ma non è vuoto. È confezionato cosi bene da riuscire a intrattenere anche chi è poco convinto o è troppo agée per adorare Efron.

L’attore americano, a ogni nuova prova, anche se leggera (come qui), dimostra una dedizione e una bravura in grado di sgretolare dubbi granitici come i miei (che mi trascino dal giorno in cui ho scoperto sia l’ennesima stella lanciata da un canale TV) e la presenza di molti – veri – DJ si percepisce da subito. È proprio questo l’elemento che ci fa digerire le parti più stereotipate e/o fanciullesche del film: siamo curiosi di vedere come finirà la storia (sarà amara, agro-dolce o tutta petali di rosa e confetti?) e siamo curiosi di scoprire qualcosa in più di una realtà che non ci appartiene, e poco importa se stiamo vedendone una versione romanzata. Alla fine, ci stiamo divertendo.

Photo: courtesy of Notorius Pictures
Photo: courtesy of Notorius Pictures

La pellicola diretta dal giovane Max Joseph è sorprendente non solo perché tratta un argomento interessante (la sceneggiatura dello stesso Joseph e di Meaghan Oppenheimer si basa sulla storia di Richard Silverman) o perché ben confezionata ma, soprattutto, perché segna l’esordio nel lungometraggio del regista. È d’obbligo quindi perdonargli la scelta di Emily Ratajkowski nei panni della femme fatale. La modella (gulp!) appare ingessata (o forse sarebbe meglio dire incollata) ai limiti del disturbante. Per fortuna che i maschietti e gli artisti che hanno lavorato al progetto ci assorbono al punto di farcela dimenticare in un batter d’occhio.

WE ARE YOUR FRIENDS è un’opera onesta: ha un suo target e non lo deluderà, al contrario, potrebbe sedurre anche qualche scettico grazie ad un ottimo sound.

E ora dite la verità, non vi è venuta voglia di conoscere Cole Carter e di vederlo inseguire il suo sogno?

Vissia Menza

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