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L’incredibile documentario THE WOLFPACK

Wolfpack_Poster-Ufficiale

I fratelli Angulo di New York City, rimasti in casa per dieci lunghi anni durante i quali hanno conosciuto il mondo solo grazie al cinema, arrivano su grande schermo. The Wolfpack – Il Branco è un film carico di attesa. È una storia vera (grazie al cielo a lieto fine) di protezione, di emancipazione, di riscatto da un amore eccessivo. È un documentario con trama e ritmo degni del miglior film di finzione. È l’opera di Crystal Moselle vincitrice del Gran Premio della Giuria al Sundance, nelle sale dal 22 ottobre 2015.

RECENSIONE

Negli ultimi anni al Sundance trionfano opere esplosive. Storie vere che superano di gran lunga il migliore racconto di fantasia, narrate con un ritmo da cardiopalma che, in alcuni casi, ci ricordano i gialli di Hitchcock. Documentari che, senza venire meno alla propria natura, sono intrinsecamente travolgenti e ci appagano più di un Blockbuster. Non ci stupisce quindi riescano a conquistare il pubblico delle città in cui approdano.

Anche quest’anno il festival americano ha premiato un documentario unico nel soggetto e nel taglio, un progetto nato da un incontro fortuito, frutto di cinque lunghi anni di collaborazione che, senza rispetto, fiducia e professionalità, non sarebbe mai nato. THE WOLFPACK è la storia di un gruppo di fratelli, cresciuti in una quartiere popolare di New York City, all’interno di un appartamento, con le uscite limitate a una manciata l’anno, nel migliore dei casi.

Narayana Angulo, Govinda Angulo, Jagadisa Angulo, Bhagavan Angulo, Mukunda Angulo e Krsna Angulo - Photo: courtesy of Wanted Cinema
Narayana Angulo, Govinda Angulo, Jagadisa Angulo, Bhagavan Angulo, Mukunda Angulo e Krsna Angulo – Photo: courtesy of Wanted Cinema

Il loro mondo era tutto racchiuso in una casa affacciata su una Avenue trafficata. Li giocavano, facevano lezione con la madre e si nutrivano di cinema – dai cult movie come Pulp Fiction ai classici, Via col Vento in primis. La loro finestra sulla realtà era il grande cinema e grazie a esso hanno sviluppato la fantasia, sono rimasti in equilibrio e hanno forgiato la propria individualità.

Per scacciare la noia, la loro cineteca era rifornita con costanza e varietà dall’unico membro della famiglia con la possibilità di varcare la soglia, il padre Oscar. Cinquemila circa i titoli disponibili che per quei giovani equivalevano a un’immensa ancora di salvezza, alla via per l’astrazione. Pensate che per anni hanno riprodotto i costumi di scena, utilizzando oggetti e materiali comuni come le scatole dei cereali, hanno trascritto (a mano!) le sceneggiature complete di molte pellicole e hanno messo in scena i loro film preferiti.

Mukunda Angulo - Photo: courtesy of Wanted Pictures
Mukunda Angulo – Photo: courtesy of Wanted Cinema

Ciò che stupisce è che, dentro quella casa umile ma non fatiscente, il clima sembra essere quieto, nulla pare fuori posto, tranne quel racconto in alcuni passaggi narrato da voci spezzate. Il lungometraggio di Crystal Moselle non mostra l’ennesimo assurdo caso di sevizie e cattiveria, né vuole essere uno di quei filmati strappalacrime teso a farci compatire i protagonisti. È una storia vera, è una storia estrema, è la storia di un padre che “protegge” moglie e figli dalle insidie della metropoli sino al giorno in cui uno del gruppo, il cosiddetto maschio alpha, decide di “uscire a fare una passeggiata da solo”. E, raggiunto questo punto, il documentario spicca il volo. Troppa la curiosità di vedere come reagiranno i vari membri della famiglia a un simile atto di forza e di scoprire che impatto avrà questa uscita sul ragazzo. Un misto di speranza e ansia ci pervade mentre, trascinati dalla suspense, attendiamo il finale.

THE WOLFPACK ha due grandi punti di forza: i fatti e la regia. I primi sono di quelli che strappano sonori “ohhh” e molto disorientamento; la seconda è stata rispettosa, non provocatoria, dolce ma non melensa e molto cinematografica. Inevitabile quindi che quest’opera sia adatta al grande schermo. Sa suscitare emozioni, sa catturare l’attenzione, sa far riflettere sul concetto di protezione, amore, dolore, prevaricazione e buone intenzioni. Allo stesso modo, senza gridare, mostra il grande potere di adattamento dell’essere umano, i suoi istinti, la sua forza nel non mollare mai e alla fine riuscire vincere.

In periodi bui come i nostri, questa è una storia perfetta.

Vissia Menza

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