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La grande Scommessa, recensione

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Al cinema dal 7 gennaio 2016 anche La Grande Scommessa (The big Short) il dramma diretto da Adam McKay con un cast stellare che annovera Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell e Brad Pitt. Attingendo da fatti realmente accaduti negli ambienti dell’alta finanza, prima e durante il tracollo economico mondiale del 2007, riportati nel libro di Michael Lewis The Big Short – Il grande scoperto, la pellicola ci offre grandi performance, superlativi dialoghi e un ritmo travolgente scandito da una colonna sonora da urlo. Siamo difronte ad un film da non perdere di cui sentiremo sicuramente parlare la notte degli Oscar®.

RECENSIONE

Correvano i primi anni duemila quando un gruppo di persone, per una coincidenza del destino, riuscì a predire l’Armageddon finanziario che travolse il mondo. Il crack delle banche americane, il crollo dei mutui, la crisi del mercato del lavoro mondiale, la recessione senza fine, sono tutte conseguenze di un sistema fraudolento di scommesse sull’andamento del mercato, di scambi di favori tra persone “che contano” e di bieche manovre per ottenere un sostanzioso guadagno sulla pelle d’ignari cittadini intenti ad avere il bene più importante e duraturo, la casa. Da questa situazione, di cui tuttora avvertiamo le ripercussioni, un nutrito quantitativo di squali di Wall Street ne trasse enorme profitto e ne uscì illeso.

Su questo triste capitolo della storia recente, traboccante cifre e acronimi incomprensibili, dominato da economisti scollegati dalla società, si sviluppa la trama del film A BIG SHORT, La Grande Scommessa, diretto da Adam McKay. Attingendo dal libro di Michael Lewis The Big Short – Il grande scoperto (The Big Short: Inside the Doomsday Machine), il duo composto da Charles Randolph e lo stesso Lewis ci regala una pellicola fa-vo-lo-sa che descrive senza mezzi termini una realtà a dir poco agghiacciante riuscendo a rendercela comprensibile e spassosa oltre ogni previsione.

Christian Bale in una scena del film - Photo: Jaap Buitendijk © 2015 Paramount Pictures. All Rights Reserved.
Christian Bale in una scena del film – Photo: Jaap Buitendijk © 2015 Paramount Pictures. All Rights Reserved.

Il ritmo della narrazione pare cadenzato da un metronomo e i dialoghi hanno una precisione degna del miglior orologio svizzero. Partiamo proprio dalla colonna sonora rock che, alternando i Nirvana agli AC/DC, rende ancora più incalzanti le battute – intelligenti ed esilaranti – affidate a un cast la cui bravura è accentuata da frequenti e impietosi primi piani (con i quali è impossibile commettere errori). A Christian Bale è affidato il ruolo del mago dei numeri che riuscì a predire con lauto anticipo il crollo della borsa, del sistema bancario e dell’economia mondiale. Ed è proprio lui a prendersi gli applausi di quella parte di pubblico che tiferà per il suo ingresso nella cinquina dei finalisti ai prossimi premi Oscar®. Il suo Michael Burry è un genio, un po’ folle, con i nervi a pezzi che ti trucida con il solo sguardo. A fargli compagnia ci saranno un isterico e iperteso Steve Eisman/ Steve Carell, un giovane rampante assuefatto dalla voglia di riscatto, Greg Lippmann/ Ryan Gosling, e un neo-bio-freak ex frequentatore di Wall Street, Ben Hockett/ Brad Pitt. Il quartetto di grandi attori qui si trasforma in un manipolo di businessmen con, chi più chi meno, una coscienza che a tempo debito alzerà la testa e si farà valere.

Steve Carell in una scena del film - Photo: Jaap Buitendijk © 2015 Paramount Pictures. All Rights Reserved.
Steve Carell in una scena del film – Photo: Jaap Buitendijk © 2015 Paramount Pictures. All Rights Reserved.

La grottesca descrizione del crack che ci ha colpito nel 2007, le convincenti performance del cast, le citazioni brillanti, le musiche che parlano con il testo e, appunto, quei dialoghi che trionfano su tutto e assurgono ad indiscussi capisaldi di un’opera accattivante e strabiliante (a pieno titolo nella Top 10 dei migliori film del 2015), sono solo alcuni dei motivi per cui La grande Scommessa si merita il nostro plauso e – possibilmente – una pioggia di premi.

Adam McKay riesce a portarci in un mondo che non ci appartiene e a metterci a nostro agio. Ci fa ridere della stupidità umana, dell’avidità e della sfrontatezza di alcuni. E ci rende coscienti della nostra ingenuità, senza mai farci sentire miserabili o, se preferite, miseri burattini nelle mani di delinquenti che ben conosciamo a cui però perdoniamo sempre tutto.

Da standing ovation.

Vissia Menza

 

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