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The Vatican Tapes: recensione dell’horror di Mark Neveldine

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The Vatican Tapes, il film dell’orrore che scava negli archivi del Vaticano, che ci porta a casa della dolce Angela (Olivia Taylor Dudley) e che mette a confronto il Bene e il Male in una nuova prospettiva, è arrivato nei cinema italiani il 7 gennaio 2016. Diretto da Mark Neveldine (il co-regista degli adrenalinici cult Crank e Crank High Voltage), questo horror cavalca il filone demoniaco, parla di esorcismi e, nonostante l’inanellarsi di una serie di eventi “canonici” (per il genere), si chiude con un finale inatteso. Nel cast anche Michael Peña (The Martian), Dougray Scott (Taken 3) e Djimon Hounsou (Fast and Furious 7).  

 

RECENSIONE

 

Atmosfera inquietante, presenze invisibili, aria pesante, spiegazioni impossibili. Quando la razionalità smette di essere d’aiuto, subentrano le superstizioni, i miti, le leggende e, nei casi più estremi, ci si aggrappa volentieri alla religione e ai mille segreti che si narra vengano custoditi nelle celle del Vaticano.

Dalla notte dei tempi siamo perseguitati dall’annosa battaglia tra il bene e quel male che induce l’uomo alle peggiori azoni, e sin da piccoli siamo ossessionati dalla paura che davvero una forza maligna esista, e possa d’improvviso prendere il controllo della nostra mente. Tanti libri terrorizzanti e troppi gli esseri umani che non amano la retta via. Onestamente parlando, almeno una volta, abbiamo provato tutti titubanza e/o disorientamento in situazioni senza – apparentemente – una logica spiegazione.

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Photo: courtesy of Midnight Factory

Il cinema ha cavalcato spesso i nostri incubi sul maligno, i demoni vari e la ira funesta del diavolo. Ha rappresentato in mille modi, anche variopinti, l’anticristo e ha costruito una nutrita filmografia in proposito. Nessuno, però, è mai riuscito ad eguagliare la tensione, l’insofferenza, il timore che incute L’Esorcista di William Friedkin. A quarant’anni di distanza non c’è pellicola, infatti, che sia stata ugualmente convincente e ci abbia provocato altrettanto disagio. Lasciamola quindi ancora un po’ sul suo magnifico piedistallo in cui si trova e torniamo sulla Terra tra quei cliché horror, che invadono i grandi e piccoli schermi, ben lontani dal turbare il nostro sonno.

Lo spettacolo di oggi titola The Vatican Tapes, ci porta in America nella casa di una coppia di giovani innamorati, Pete e Angela. In occasione della festa di compleanno della bella Angela, una serie di piccoli incidenti la condurranno al pronto soccorso. Da quel giorno le situazioni nefaste si ripeteranno, la ragazza inizierà a dare segni di instabilità, l’idea che abbia il potere di provocare orribili eventi si radicherà sino a far sospettare i ministri di Dio (e alcuni medici) che una forza occulta sia nell’aria.

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Photo: courtesy of Midnight Factory

Il film diretto da Mark Neveldine, e sceneggiato da Christopher Borrelli, rimane lontano dalle opere blasonate del medesimo filone, al contempo non commette gli scivoloni visti in recenti lungometraggi orrorifici e non suscita l’ilarità di un pubblico in cerca di tutt’altro show. Qui non si ride e qui non si eccede nello scavare nell’oscurità. Si preferisce uno stile fluido (secondo alcuni molto commerciale), tipico delle nobili produzioni main stream, accurato nella fotografia e nella coreografia, con una trama che scorre senza deragliamenti fino ai titoli di coda. Ed è proprio ad un passo dal traguardo che capitano le cose più curiose e intriganti.

La storia va esattamente nella direzione in cui deve andare, l’esorcismo c’è e si compie in un’atmosfera di mistero adatta anche ad un pubblico da tubo catodico, meno aduso a scene forti. Situazioni, risoluzioni, conversazioni, sono tanto assurde quando coerenti l’argomento trattato. L’efficacia delle immagini dipende solo dalla sensibilità di ognuno al tema e alle inquadrature proposte. The Vatican Tapes non sarà un capolavoro di originalità o innovazione (per farci tremare alcune scene sfruttano l’espediente dei nastri delle telecamere a circuito chiuso) ma ha il pregio di lasciarsi guardare, di avere un finale diverso e di avvicinare al genere persone dall’animo gentile che hanno sempre voluto (e mai potuto) vedere gli inganni del demonio su grande schermo.

Vissia Menza

 

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