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DEADPOOL, finalmente l’antieroe che volevamo: la recensione

1. Poster

Il muro dell’ipocrisia è caduto ed il merito è di un grande eroe, o meglio un anti-eroe con la maschera, che non ama convenevoli, finti moralismi e abusi di potere. Il suo destino è follemente perverso così come la sua vita, divisa tra amore, divertimento e vendetta. All’anagrafe Wade Wilson, mercenario di professione, un vizio irrinunciabile per il gentil sesso e una parlantina talmente frenetica da stordire gli avversari per sfinimento. Una serie di sfortunati eventi cambierà radicalmente la sua esistenza e, complice l’operato di un dottore psicopatico, lo porterà a diventare un soldato invulnerabile dotato di cellule mutanti in grado di rigenerarsi e guarire ogni tipo di ferita (in stile Wolverine).
Come ogni uomo “extra-ordinario” che si rispetti, anche il buon Wade decide di cambiare identità e, armato di pistole, spade affilate e un costume di Spadex rosso da fare invidia persino a un simpatico paladino di quartiere del calibro di Spider-Man, decide di farsi chiamare Deadpool.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

L’esordio alla regia di Tim Miller è incredibilmente clamoroso: l’irruzione al cinema di Deadpool mostra sin dai titoli di coda la sua indole indipendente e anarchica, contrario alle logiche stesse dell’industria e alle dinamiche produttive, piegate e condizionate dai costanti vincoli di budget. Il Mercenario Chiacchierone, così ribattezzato per via della sua proverbiale loquacità, è un valoroso giustiziere che sfida i criminali della città per arrivare a regolare un conto aperto con il suo ‘aguzzino’ Ajax (Ed Skrein), mutante senza scrupoli coadiuvato dalla seguace Angel Dust (Gina Carano) e da un’orda massiccia di scagnozzi, che ha rapito la sua innamorata Vanessa (Morena Baccarin), dopo averlo sfigurato per sempre. Per compiere la sua missione trova il prezioso aiuto di Colosso (Andre Tricoteux)  e Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand), arruolati nell’accademia per giovani mutanti del Professor X.

Senza eccedere a livello narrativo e adottando uno script classico basato su uno schema semplice e per nulla contorto, il regista fonda il successo della sua gestazione nella forma originale e nell’approccio assurdo del protagonista che diventa un narratore attivo o una voce onnipresente, costantemente ancorato al pubblico. Il concetto di “quarta parete” e realismo teatrale (professato tra il XIX e XX secolo) viene stravolto completamente nel blockbuster, depurato da qualsiasi schermo o barriera per instaurare un rapporto diretto con ciascun interlocutore.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

Squinternato e tenace, Deadpool è il primo esempio di cinecomic intransigente e anticonformista che conquista con la sua ironia e il carattere fortemente deciso, mai rinunciatario e maledettamente impulsivo. Il linguaggio scurrile e tagliente sposa la filosofia del “politically scorrect” e di una libertà di espressione sempre più repressa e soffocata ma non per questo condivisa dalla comunità. Portavoce degli spettatori, Ryan Reynolds incarna lo spirito del suo iconico alter-ego, di un pioniere moderno che ha la facoltà di pensare e comunicare senza dover necessariamente giustificare le sue parole e il modus operandi, poiché prende a calci i modelli etici e disciplinari imposti dal sistema.
Un grido di gioia che racchiude un senso di rivincita collettiva per tutta quella frangia di aficionados dei giornaletti animati che attendavano con ansia l’arrivo al cinema del loro beniamino, di un’icona (e macchietta) irriverente e trasgressiva che dimostra con orgoglio la sua natura, restando fedele al lavoro dei suoi creatori. Niente filtri o interventi di edulcorazione, niente artifici e operazioni di uniformazione. Con perseveranza, voglia e determinazione Miller è riuscito a costruire un lungometraggio esaltante che si discosta con fierezza dai superhero movie convenzionali e rigorosi targati Disney/Marvel per esprimere in chiave parodistica un chiaro messaggio di rivalsa nei confronti di un omologazione sempre più diffusa.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

Eliminando quella soglia immaginaria in bilico tra realtà e finzione, azione e rappresentazione, attori e spettatori, Fox e Tim Miller hanno spalancato la strada ad un nuovo modo di interpretare i personaggi dei fumetti, rispettandone le caratteristiche peculiari e trasformandone i difetti in credibili virtù sulle quali puntare. Un risultato pienamente consolidato con Deadpool che, con scaltrezza e astuzia, mescola action, splatter e commedia, per realizzare un divertissement pirotecnico ed esplosivo di violenza e romanticismo dal forte impatto estetico e dalla visione totalmente anti remissiva. L’eroe che volevamo non è più un sogno, l’antitesi del Cavaliere Solitario è piombato dal vecchio West al tessuto metropolitano (in taxi e non a cavallo), esibendo i suoi straordinari poteri e tutta la sua sconfinata irresponsabilità. L’odierna giustizia ha il volto del disordine, di un acrobata cinico e letale che sconfigge i nemici a colpi di pistola e… pungente umorismo. Ora possiamo dirlo: benvenuto tra noi Deadpool. 

Andrea Rurali
Recensione pubblicata anche su CineAvatar.it

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