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Veloce come il Vento: vivere oltre il limite

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Giulia è giovane e talentuosa. Come tutti i De Martino ha la benzina nelle vene e, nonostante sia minorenne, è in grado di competere coi campioni. Suo padre ne è consapevole e senza timore la allena proprio per vincere il campionato Gran Turismo. L’uomo è pronto a scommettere sulla vittoria del titolo da parte della figlia al punto di impegnare anche la casa in cui vivono. Purtroppo però il destino ha in serbo non poche amare sorprese e un giorno, all’improvviso, la ragazza si trova a dover prendere in mano il proprio futuro, a dover gestire un imminente sfratto, a dovere occuparsi del fratellino e a dover conoscere – ed arginare – Loris, il fratello maggiore, da una decade perso nel tunnel della droga. E sarà proprio quest’ultimo ad aiutarla a diventare una fuoriclasse perché, nonostante sia sotto il costante effetto di sostanza stupefacenti, Loris è un ex-campione con un istinto per i motori senza eguali. Tra una gara e un disastro entro le mura domestiche, i due si conosceranno, soffriranno, ed impareranno ad amarsi.

Veloce come il Vento è il nuovo lungometraggio diretto da Matteo Rovere con protagonista Stefano Accorsi, trasformato nel fisico e nelle espressioni, che ci regala una performance solida e inattesa. Trasandato, strafottente, con una bontà d’animo difficile da digerire, il suo Loris è un “tossico” sino al midollo, coerente in ogni frase o movenza, talmente realistico da farci venire voglia di urlare allo schermo “smettila!”, “sei bravo, perché butti via la tua vita?!?”, “ripigliati…”. La storia narrata tuttavia non focalizza sull’animo perso di quest’uomo che ha smesso di sognare, bensì sulla sua natura e soprattutto sui legami interpersonali, sull’amore e la passione, sul conoscere e accettare l’altro per quello che è.

Stefano Accorsi in VELOCE COME IL VENTO - Photo: courtesy of 01 Distribution
Stefano Accorsi in VELOCE COME IL VENTO – Photo: courtesy of 01 Distribution

La pellicola di Rovere è una di quelle opere made in Italy in grado di infondere fiducia in chi guarda: nell’aria si sente profumo di rinnovamento…
Veloce come il Vento è gentile e senza piagnistei; non tralascia aspetti importanti, come i personaggi minori o la colonna sonora; e riesce a seguire i dettami dei prodotti indie a stelle e strisce senza rinnegare la sua anima mediterranea, tricolore e, necessariamente, di provincia. La trama, infatti, grazie ad un insolito equilibrio, provoca scariche di adrenalina nello spettatore senza fargli mai dimenticare di essere difronte a un dramma familiare che si svolge in quella terra in cui contare i giri e i cilindri è il pane quotidiano.

Asciutto nella prosa, positivo nel lasciare aperta la porta alla speranza, attento nel prendersi cura dei tanti piccoli dettagli che fanno la differenza, il film s’ispira a una storia vera, quella del pilota Carlo Capone (campione di rally eclissatosi improvvisamente dalla scena sportiva) per trasformarsi in un racconto unico, italiano nella realtà che fotografa, di respiro internazionale nella sceneggiatura e nella realizzazione. Un’ottima prova, quindi, che ci fa confidare nella possibilità di tornare ad esportare il nostro cinema. I presupposti ci sono tutti. Veloce come il Vento è coinvolgente e mai sopra le righe.

Vissia Menza

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