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Train To Busan, 453 chilometri di terrore

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Immaginate di salire su un treno ad alta velocità e di lasciarvi alle spalle il mondo che conoscete. Immaginate di non poter più interrompere la corsa perché ad ogni fermata vi attende la morte. Immaginate che sul vostro treno, carrozza dopo carrozza, si stia diffondendo un misterioso virus che tramuta i passeggeri in famelici zombie. Immaginate che, ora della fine, dovrete combattere anche con il vostro compagno di viaggio, con un amico, un famigliare, un’amante. Un morso e siete spacciati senza sapere neppure il motivo, senza avere il tempo di dire addio, chiedere scusa o dichiarare i vostri sentimenti.

Se avvertite una sensazione di panico, è normale, vi state calando nei panni dei passeggeri del treno KTX partito da Seul in direzione Busan il giorno in cui si è diffuso il caos. Probabilmente vi verrà voglia di aiutare il manipolo di impavidi che cerca di salvare più persone il possibile mentre un gruppo di egoisti smidollati è pronto a mandarli al macello pur di garantirsi la sopravvivenza.

© 2016 NEXT ENTERTAINMENT WORLD. REDPETER FILM. All Rights Reserved
Photo: 2016 NEXT ENTERTAINMENT WORLD. REDPETER FILM. All Rights Reserved

Il regista sudcoreano Yeon Sang-Ho, classe 1978 (!), torna a Cannes non con un film di animazione bensì con un’opera che approda direttamente alla Sèance de Minuit. Il suo Train to Busan è un meraviglioso disaster-movie, farcito di non-morti tanto brutti quanto feroci e veloci. Attento a non tralasciare i dettagli che piacciono tanto agli amanti del genere “apocalisse con i mostri”, questo thriller c’intrattiene con battute, scontri, incontri e alcune ricerche (un limite l’hanno anche quelle belve, per scovarlo sarà però necessario mantenere il sangue freddo).

Mentre la fine della nostra specie prende piede sullo schermo, in sala ridiamo e rimaniamo incollati alla poltrona in attesa di scoprire se esista un colpevole. Gli zombie sono da sempre le nostre creature preferite e i lungometraggi ad essi dedicate, ai nostri occhi, hanno un fascino tutto particolare. Tratteniamo quindi a fatica l’entusiasmo difronte ad una pellicola che senza grandi dichiarazioni, e con molta dedizione, non tradisce le promesse. Il bene combatte il male e solo in extremis, forse, vincerà. Altruismo, spirito di squadra e mutuo soccorso sono i pilastri su cui si poggia un racconto in cui dimentichiamo il numero dei morti ma non scordiamo quanto malvagi possano essere i nostri simili.

E proprio quest’ultima è la parte più interessante. Lo zombie è un pretesto per ricordarci quali siano i veri mostri: siamo noi. Esseri deboli, egoisti, meschini e senza coscienza. Alla fine il suggerimento pare quindi essere di rimanere uniti, altrimenti ci dimenticheremo chi siamo e daremo il peggio di noi. Tutto questo con una coerenza nella scia di morti, e una ferocia sprigionata dal nemico, che rende il viaggio verso Busan godibile, leggero e solo incidentalmente drammatico.

Vissia Menza

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