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Lion – La strada verso casa: recensione

Lion – La strada verso casa, un film sulla ricerca delle proprie origini in un viaggio epico e commovente.

Il poster italiano del film Lion - La strada verso casa
Il poster italiano del film Lion La strada verso casa

Immaginate di essere un bambino di 5 anni e di vivere in un minuscolo villaggio in una zona rurale da qualche parte della sterminata India. Immaginate di avere come unici punti di riferimento la vostra casa, la vostra famiglia e di conoscere a malapena il nome del luogo da cui venite. Immaginate ora, di accompagnare una sera vostro fratello maggiore in qualche attività notturna non meglio definita e di risvegliarvi la mattina seguente da soli su una panchina dell’affollatissima stazione ferroviaria di Howrah, nel Bengala occidentale, dove nessuno parla la vostra lingua. Prima dovrete sopravvivere in strada unendovi ai vari bambini, poi finirete in un orfanotrofio lontano anni luce dai vostri cari, di cui perderete definitivamente le tracce.

Questa è la premessa di una storia che comincia in modo perentorio e continua su binari epici, che ritrova il protagonista, Saroo Brierley, un paio di decenni più tardi, adottato da una coppia australiana e completamente a suo agio nella nuova dimensione che gli è stata regalata, tra amici, amore ed ottime opportunità di lavoro. Fin qui tutto bene, salvo un giorno incappare in uno dei bisogni primari dell’uomo: la necessità di conoscere le proprie origini. Il film ci accompagna quindi in questo viaggio, fisico ma prima di tutto interiore, talmente incredibile da non sembrare vero.

Una scena del film Lion - La strada verso casa
Una scena del film Lion La strada verso casa – Photo: courtesy of Eagle Pictures

Il regista Garth Davis, alla sua prima esperienza con un lungometraggio, ha voluto dare rilievo principalmente ad un paio di punti. Il primo è la linea narrativa che parte da Saroo da piccolo e lo segue cronologicamente, evitando un racconto a flashback con il protagonista già adulto, scelta questa che aiuta un’immedesimazione più diretta dello spettatore. Il secondo è il presentare ogni cosa il più possibile attraverso gli occhi di quel bambino spaurito che guarda un mondo che non conosce, allo stesso modo in cui, questo stesso mondo, è visto da lui anni più tardi da uomo.

Gli attori fanno un ottimo lavoro nel dare vita alla complessità dei personaggi, come ad esempio Nicole Kidman nel ruolo della madre adottiva che, insieme al marito (David Wenham), ci regala un quadro convincente delle difficoltà a cui vanno incontro due persone che decidono di intraprendere il percorso non sempre facile dell’adozione. E soprattutto Dev Patel, il nostro Saroo, che stupisce innanzitutto per la trasformazione fisica, da ragazzino minuto e dall’espressione sveglia a cui ci ha abituati nei suoi film precedenti, quali The Millionaire e Marigold Hotel, a ragazzo figlio della sana vita australiana, fatta di sport e attività all’aria aperta, dal fisico muscoloso e con capelli lunghi e barba che lo fanno apparire ancora più maturo della sua età e che diventano più incolti ed indomabili man mano che la trama procede e la sua ossessione per le proprie origini diventa parte dominante della sua vita.

Dev Patel in una scena del film Lion La strada verso casa - Photo: courtesy of Eagle Pictures
Dev Patel in una scena del film Lion La strada verso casa – Photo: courtesy of Eagle Pictures

Lion – La strada verso casa è, in conclusione, un film che calca volutamente la mano sull’unicità della storia, sulla modalità in cui la ricerca porta ad una ancora più incredibile risoluzione, ovvero l’utilizzo di Google Earth per l’individuazione della propria casa di origine dall’altra parte del mondo e a partire dai ricordi sbiaditi di una stazione ferroviaria tra centinaia di altre. Oltre a questo, però, è prima di tutto un messaggio di speranza intriso di buoni sentimenti, di scontri, di dubbi, di crisi, di amori abbandonati e poi ripresi, di rapporti personali che sono spesso al limite dello spezzarsi che però resistono e si ricompongono. E’ un film sulla forza interiore e sul momento in cui tutto, inconsapevolmente, cambia e ci si imbarca in un’avventura cui non ci si può sottrarre e che non potrà finire fino a quando non si troveranno le risposte a quelle domande che ad un certo punto della propria vita ognuno si fa.

Preparatevi quindi ad un paio d’ore di singhiozzi, di sorrisi, di lacrime e di riappacificamento con la vita perchè questa pellicola, specialmente sotto Natale, non lascerà nessuno senza almeno qualche fazzoletto in meno nella borsa!

Anna Falciasecca

 

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