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The Party, una commedia in bianco e nero che si tinge di rosso

Recensione del film The Party con Kristin Scott Thomas e Timothy Spall, in concorso alla Berlinale 2017.

The Party di Sally Potter ci dà il buongiorno con risate e applausi a scena aperta. The Party irrompe letteralmente nel Concorso Internazionale di questa Berlinale 2017 con il suo avvolgente bianco e nero, con un gruppo di attori meraviglioso, con le sue battute taglienti, col suo ritmo incalzante dal prologo all’epilogo e con le sue innumerevoli sorprese. 

Timothy Spall in The Party (c) Oxwich Media Limited/ Adventure Pictures Limited
Timothy Spall in The Party © Oxwich Media Limited/ Adventure Pictures Limited

The Party è la storia di un gruppetto di amici di lunga data che si ritrovano per brindare alle buone notizie. Janet, la padrona di casa, ha appena vinto una campagna importante, lunga ed estenuante ed ora condivide il suo sogno con gli affetti più cari. Stranamente però Bill, il consorte, ha deciso di ubriacarsi sino ad essere catatonico ancor prima dell’arrivo degli invitati. E in cucina il telefono continua a squillare ma le risposte si odono a mala pena. Chi arriva è agitato oltre lo scibile. Chi non arriva crea scompiglio. Sono tutti distratti da altro. Non ci vorrà molto perché in salotto avvenga il finimondo.

Il finimondo descritto dalla Potter (l’autrice della trasposizione del magnifico Orlando, 1992) è un trionfo d’intelligenza. La pellicola è asciutta, diretta, pulita. La macchina da presa adora riprendere il cast in primo piano. Un cast perfettamente a suo agio nel personaggio assegnato, confinato in mezza stanza con una lente puntata addosso, senza alcuna via di fuga. La regista non ha paura a tagliare (il suo lungometraggio dura 70 minuti!), ne guadagna in ritmo e viene ripagata con fragorose risate. I dialoghi sono eleganti, mai sovrabbondanti, con una sublime scelta lemmatica (le righe assegnate a Patricia Clarkson eguagliano, se non addirittura superano, quelle di Kristin Scott Thomas, la protagonista). Il risultato è un perfetto Kammerspiel.

Un Kammerspiel è un film semplice, un dramma che si consuma in piccoli ambienti, qui è uno scorcio di salotto, tra un gruppo ristretto di persone, nel nostro caso sette volti e due fantasmi. Il resto del corredo è composto da un giradischi, una sedia, un forno, il wc e il bidone della spazzatura. Tutto qui. Intorno, Sally Potter ci costruisce un’arguta commedia in cui noi ridiamo mentre i protagonisti prima brindano poi versano sangue sul pavimento.

The Party funziona perché chi dirige dimostra di avere polso, la sceneggiatura è affilata e mandare al massacro, insieme alla Clarkson e alla Scott Thomas, Bruno Ganz (Remember) in versione new age, Timothy Spall (Turner) stralunato con una confessione inimmaginabile, Cherry Jones con un segreto, Emily Mortimer con un annuncio importante e Cillian Murphy sbarellato e strafatto, è stata un’idea grandiosa. Perfetto per il palco, perfetto per un festival, perfetto per il pubblico in cerca d’evasione di ottima qualità.

Vissia Menza

The Party (c) Adventure Pictures Limited 2017
Timothy Spall, Cillian Murphy, Emily Mortimer e Patricia Clarkson in The Party © Adventure Pictures Limited 2017

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