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Cane Mangia Cane: Edward Bunker, Paul Schrader e il bel pulp di una volta…

Recensione di Cane Mangia Cane, il film di Paul Schrader tratto dall’omonimo romanzo di Edward Bunker, al cinema dal 13 luglio 2017.

il poster del film Cane Mangia Cane
il poster del film Cane Mangia Cane

A due anni dal massacratissimo Il Nemico Invisibile e tre dal controverso The Canyons, Paul Schrader torna dietro la macchina da presa con Cane Mangia Cane, adattamento dell’omonimo romanzo del leggendario scrittore Edward Bunker (anche attore in una trentina di film, tra cui Le Iene).

È una storia di criminali senza licenza, capo o coda, di colpi bene organizzati e male attuati, di armi, droghe e night club più lerci dei bagni chimici di un Gods Of Metal.

Toni che rimbalzano dal noir al crime, grondante pulp, affari ben conosciuti da Bunker – egli stesso incarcerato anni or sono per aver progettato una rapina a mano armata in una banca – e Schrader, che mette la sua ispirazione marcio-visionaria al servizio del racconto.

I “cani” in questione sono il leader Troy (Nicolas Cage), l’imprevedibile Mad Dog (Willem Dafoe) e il gigantesco Diesel (Christopher Matthew Cook), la loro missione è quella di effettuare un “semplice” rapimento di minore, figlio di pezzo grosso, in una lussuosa villa della “suburbia” americana.
Sembra routine, ma l’inghippo è sempre dietro l’angolo. E per i tre, da poco liberi dopo una lunga detenzione, un errore sul lavoro potrebbe rivelarsi fatale…

Willem Dafoe e Christopher Matthew Cook in Cane Mangia Cane - Photo: courtesy of Altre Storie
Willem Dafoe e Christopher Matthew Cook in Cane Mangia Cane – Photo: courtesy of Altre Storie

Con un minutaggio scarno ed un’ossatura narrativa molto semplice, Cane Mangia Cane è una sorprendente boccata di ossigeno sia per la carriera di Schrader (che si ritaglia uno spassoso ruolo minore, quello del “Greco”) che per quel filone di criminal pulp d’altri tempi, senza grosse architetture cinematografiche, quei film da tv in una stanza di motel su una statale di provincia.

Gli ingredienti infatti ci sono tutti: dal cast, con facce brutte che non si vergognano a diventare macchiette (vince Dafoe con il suo personaggio derelitto), ad una regia di vizioso lusso che avvalora il potenziale torbido e un po’ allucinogeno di Schrader, passando per una violenza tanto esplicita quanto ironica ed una generosità sanguinaria da leccarsi i baffi.

Il thriller scanzonato di Cane Mangia Cane potrebbe sembrare démodé nel 2017, e forse lo è, perché si rifà a quei Coen che non esistono più, al pulp di serie b come il rivalutabile Cosa Fare A Denver Quando Sei Morto (1995) e ad un mandato cinematografico che, al di là di un’ispirazione indubbiamente autoriale, suggerisce più popcorn che tisane, più drive-in che circoli culturali.

Ma non importa, la pleasure c’è e non è neanche così guilty come sembra: dai suoi 90 minuti (in verità un po’ striminziti, si poteva dilatare qualche situazione) Cane Mangia Cane esce vincitore, con qualche sfumatura riflessiva su uomini e ladri annegata nel tumulto action e tutti i crismi del piccolo culto.

La doppietta di mezzanotte perfetta è con Cold In July (2014), adattamento di Lansdale, altra penna per la quale i loschi traffici dei balordi di periferia non avevano segreti.

Voto: 6,5/10

Luca Zanovello

 

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