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DRAGONFLY EYES: grandi amori e Grandi Fratelli

Recensione di DRAGONFLY EYES, il film dell’artista cinese XU Bing in anteprima a Locarno70.

Il film Dragonfly Eyes © Locarno Festival
Il film Dragonfly Eyes © Locarno Festival

In media, nel corso della nostra giornata, veniamo catturati dall’occhio vigile di telecamere di sicurezza oltre 300 volte. Un eterno, ineludibile Grande Fratello dagli innumerevoli occhi su cui l’artista cinese XU Bing (le sue personali sono state ospitate da MoMa, Metropolitan Museum, British Museum e Biennale di Venezia) costruisce il suo primo film, Dragonfly Eyes, incredibile ed ingegnosa sperimentazione tecnica e narrativa.

Utilizzando infatti esclusivamente footage proveniente dallo sconfinato database delle telecamere di sorveglianza della Cina, Bing racconta con astuzia la storia dell’amore sconfinato ed ossessivo che il giovane Ke Fan prova per la coetanea Qing Ting.
Finito in galera per un reato minore, Ke Fan perde di vista la ragazza poi, una volta scontata la pena, decide di dedicare il resto della vita (e forse qualcosa in più) per rintracciarla e vivere con lei.
Ma Qing Ting, da sempre insoddisfatta della sua vita fatta di lavoretti saltuari, ha cambiato nome e identità, reinventando se stessa e diventando una webstar con lo pseudonimo di Xiao Xiao…

Il film Dragonfly Eyes © Locarno Festival
Il film Dragonfly Eyes © Locarno Festival

“State per vedere un film realizzato senza operatori e senza attori”, dice Bing introducendo a Locarno il suo esordio su grande schermo. Sembra una pazzia, ma è vero. E, soprattutto, bellissimo.
Dragonfly Eyes racconta le bizzarre, radicali conseguenze dell’amore, in pieno e perverso stile orientale, rappresentando i suoi interpreti attraverso un montaggio di luoghi e persone che cambiano ogni volta, ma che sembrano essere sempre le stesse.
Le immagini talvolta distanti e poco nitide, insieme a espedienti come voce narrante, doppiaggio ad hoc e sequenze panoramiche, rendono perfettamente verosimile la presenza di personaggi “reali” e convogliano empatia, legittimando la presenza di quel Ke Fan e quella Qing Ting dai mille volti (o nessuno).

Basterebbe focalizzarsi sull’idea che sta alla base di Dragonfly Eyes per renderlo un must-see, sia per l’intelligenza e la malizia di regia e montaggio (oltre al maniacale lavoro di reperimento immagini), sia per la conseguente analisi e riflessione sulla perenne esposizione video a cui siamo sottoposti; e della quale, di rimando, siamo voyeuristicamente schiavi quando si tratta di osservare piccoli e grandi drammi, momenti ordinari e straordinari, vicende quotidiane e tragedie apocalittiche.
Mentre si (de)concretizza una storia d’amore che sembra una fra tante – ma l’epilogo, credete, è da brividi – l’autore ci trascina a tu per tu con la nostra parte guardona, quella che negheremmo ma che sappiamo esistere e che alza le antenne sgranocchiando popcorn, quando le cose succedono agli altri e non a noi.

Voto: 8/10

Luca Zanovello

Il film Dragonfly Eyes © Locarno Festival
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