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MANIFESTO: i 12 frammenti artistici di Cate Blanchett, nella prima “I Wonder” story

MANIFESTO è il film-evento con Cate Blanchett al cinema solo tre giorni.

il poster italiano di Manifesto
il poster italiano di Manifesto

Il 23, 24 25 ottobre arriva al cinema Manifesto di Julian Rosefeldt, film evento che apre la rassegna “I Wonder Stories” di I Wonder Pictures e vera e propria gemma estratta dall’ultima edizione del Sundance Film Festival.

Un progetto di e sull’arte, ambizioso e non per palati da cinema “casual”, che l’artista berlinese mette completamente nelle mani di una monumentale Cate Blanchett; se già in Io Non Sono Qui (Todd Haynes, 2007) diede prova di essere un’ottima trasformista, qui l’attrice australiana si carica sulle spalle ben 12 personaggi, vale a dire tutti i protagonisti del film, persone di differente età, occupazione e status socio-economico che in Manifesto incarnano, vivono ed affermano altrettanti movimenti artistici.

Passando per dadaismo, futurismo, situazionismo, surrealismo, Fluxus, Dogma 95 (di quest’ultimo, particolarmente riuscito, sarebbe bello sapere il feedback di Von Trier) e molti altri, si compone con buona scorrevolezza un inedito manifesto in cui, come diceva Soupault, si è “contro l’azione e a favore della continua contraddizione e dell’affermazione”.

Nonostante la frammentazione in “segmenti” e la volontaria assenza di narrazione, l’identità uniforme di Manifesto emerge in modo netto e si lascia comprendere e catturare anche da chi, di senso e correnti artistiche, non ne sa o non ne vuole sapere.

Rosefeldt, chiaramente più artista che puro regista, riesce a valorizzare un progetto ambizioso, traducendolo in un film difficile da spiegare e restituire a parole, un excursus senza fisse coordinate che non sovraccarica di serietà la questione artistica, ma ne diventa una brillante satira. Dell’arte stessa e di chi ci ripete allo sfinimento cosa essa sia e debba essere per noi.

Manifesto diventa così il manifesto più efficace, quello che parla d’Arte additando l’ipocrisia e la vacuità artistica di tutti coloro che ne parlano a sproposito.
E anche chi prova a catturarla e catalogarla, dimostrando con intelligenza ed ironia l’inevitabile pluralismo e soggettività del significato dell’arte.

Qui il calendario degli appuntamenti I Wonder Stories che approderanno prima al cinema poi su Sky Arte HD.

Luca Zanovello

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