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La Ragazza nella Nebbia: recensione del thriller con Toni Servillo

La Ragazza nella Nebbia, il primo film da regista di Donato Carrisi, è al cinema dal 26 ottobre 2017.

il poster del film La Ragazza nella Nebbia
il poster del film La Ragazza nella Nebbia

Una notte, nella nebbia, un uomo ha un incidente stradale. È un ispettore di polizia che non dovrebbe essere lì. Benché solo e incolume, ha del sangue sulla camicia. Nasconde un segreto. 
Ecco come si apre La ragazza nella Nebbia, il debutto dietro la macchina da presa di Donato Carrisi, un autore di successo, aduso a tenere i lettori sulle spine che oggi, per la prima volta, porta su grande schermo un suo romanzo.

Siamo ad Avechot, una cittadina di montagna, dove la maggior parte delle vie è priva di uscita. Il poliziotto si chiama Vogel ed è arrivato in quel luogo mesi prima, dopo la scomparsa di Anna Lou, una ragazzina tutta casa, scuola e chiesa. La sparizione ha dell’inquietante: in una comunità di esigue dimensioni, dove nulla passa inosservato, non ci si aspetta accadano simili tragedie. Cos’è successo alla giovane? Sarà lo stesso Vogel a raccontarlo allo psichiatra del posto in una notte che pare senza fine.  

Toni Servillo e Jean Reno nel film La Ragazza nella Nebbia - Ph: Medusa Film
Toni Servillo e Jean Reno nel thriller La Ragazza nella Nebbia – Ph: Medusa Film

Quello di Carrisi è un esordio ambizioso. Si pone alla guida di un thriller che si svolge in pochi spazi e con poca luce – che sia una giornata di nebbia, una sera piovosa o notte fonda, i raggi del sole scarseggiano sempre – e dirige un cast invidiabile. Toni Servillo, Jean Reno e Alessio Boni sono rispettivamente l’attento, eccentrico ed egocentrico ispettore di polizia Vogel, il mite psichiatra della valle e un professore di liceo appena trasferitosi. Questi tre uomini, affiancati da alcuni comprimari, di cui probabilmente ricorderemo solo le figure femminili, reggono tutto il film.

Un film la cui trama prosegue con un’insolita esplorazione del male, evitando proprio che sia il sangue a scorrere copioso, e in cui il regista dimostra di conoscere bene i meandri della mente. I meccanismi del sospetto, della paura, della sete di verità sono tutti ben calibrati. Eppure, nonostante le supposizioni sull’accaduto si facciano largo (anche perché, i sospettati si contano sulle dita di una mano), qualcosa ci tiene a distanza di sicurezza, ci vuole distratti e poco coinvolti.

Toni Servillo nel film La Ragazza nella Nebbia - Ph: Medusa Film
Toni Servillo nel thriller La Ragazza nella Nebbia – Ph: Medusa Film

Esatto, La Ragazza nella Nebbia non ci appassiona e presto ci mettiamo a scrutare ogni scena in cerca di un altro colpevole, di ciò che falsa il gioco e disturba la visione. Notiamo il plastico che rende tutto teatrale e l’allure da prodotto tv. Vediamo riemergere in Servillo i suoi personaggi più clamorosi, tra cui quel Jep che abbiamo amato e ameremo per sempre. Percepiamo la rigidità di Boni e lo sguardo mesto di Reno, che s’impongono ma non turbano. E poi, l’aria non cambia odore, la nebbia non si adagia sul nostro cappotto e la pioggia non sa di bagnato. Il nostro cuore non batte, non c’è nulla da fare.

Però, se chiudiamo gli occhi, qualcosa accade: è radio-dramma.
Carrisi ha atteso le ultime battute per nutrire il nostro scrutare. Era troppo tardi. Se invece, da buono scrittore, avesse imboccato un sentiero diverso (senza immagini) e ci avesse fatto ascoltare – con la voce dei medesimi attori – questa versione de La Ragazza della Nebbia, chissà, magari, avrebbe avuto maggiori chance di convincerci.

 

Vissia Menza

 

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