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L’ultimo Caravaggio: il viaggio nei trent’anni dopo la sua morte

La seconda esposizione dedicata al Maestro lombardo a Milano nel 2017, alle Gallerie d’Italia, mette in mostra l’ultimo quadro dipinto da Caravaggio e quelli dei suoi eredi a Milano, Genova e Napoli.

L’ultimo Caravaggio - L’allestimento della mostra © Ph. Maurizio Tosto
L’ultimo Caravaggio – L’allestimento della mostra © Ph. Maurizio Tosto

Dopo la meravigliosa esperienza di poter “entrare” nelle tele di Michelangelo Merisi, offerta dal Palazzo Reale di Milano, nel capoluogo lombardo si inaugura L’ultimo Caravaggio. Nella sede delle Gallerie d’Italia, fino all’8 aprile 2018, potrete ammirare l’ultimo dipinto del Maestro, il Martirio di sant’Orsola del 1610, e metterlo a confronto con i pittori che lo hanno seguito.

Il confronto con Bernardo Strozzi e Giulio Cesare Procaccini.

Appena arrivati nella grande sala espositiva centrale, a cui si ricollegano le altre sezioni della mostra, balzano subito all’occhio tre quadri. Il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio, recentemente esposto al Metropolitan Museum of Art di New York, è contrapposto al dipinto di medesimo soggetto di Bernardo Strozzi. I due sono orientati verso il terzo Martirio, realizzato da Giulio Cesare Procaccini, creando un vero e proprio imbuto prospettico che porta lo sguardo a scivolare verso il fondo della sala, dove quest’ultimo è posto.

Sebbene il soggetto sia il medesimo, la realizzazione di Caravaggio è senz’altro quella più tetra, dominata dai toni scuri a lui cari e dagli sfondi neri. Strozzi e Procaccini, invece, restarono più fedeli al sentire del proprio tempo nelle reciproche tecniche pittoriche e nell’affrontare il tema, difatti riscuotendo più successo di Michelangelo presso l’aristocrazia genovese.

L’ultimo Caravaggio - Michelangelo Merisi, Martirio di sant’Orsola, 1610 - olio su tela, 143 x 180 cm - Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stiglian
L’ultimo Caravaggio – Michelangelo Merisi, Martirio di sant’Orsola, 1610 – Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stiglian

Il Maestro lombardo ha trattato il soggetto con la carica drammatica che lo contraddistinse, con una certa noncuranza verso l’iconografia ufficiale dell’epoca, che vorrebbe la Santa accompagnata dalla Vergine e dai simboli del suo martirio. Qui, invece, Attila è nella posa di chi ha appena scagliato la freccia. Sant’Orsola, trafitta, sembra accettare placidamente il proprio destino, mentre i barbari restano scioccati e pentiti. La carica emotiva non è sulla morte della Santa, come ci potremmo aspettare, ma sul pentimento di chi ha compiuto il gesto.

Niente a che vedere con le immagini degli altri due, più luminose sebbene guardino a Caravaggio nell’impostazione non tradizionale del tema, ma resa più aulica nelle pose, nei gesti e nelle espressioni dei protagonisti. Nel Martirio dello Strozzi, Attila è di schiena, mentre la Santa, trafitta, apre le braccia e guarda in alto, e sembra si lasci cadere sul soldato alle sue spalle. Nel quadro del Procaccini, il barbaro non ha ancora scagliato la freccia, mentre la Santa volge lo sguardo e una mano al cielo, senza paura, come per chiedere l’assunzione. L’emotività della scena, in entrambi i casi, è centrata sulla Santa e sulla condizione di martire.

L’ultimo Caravaggio - Bernardo Strozzi, Martirio di sant’Orsola, 1615-1618 - olio su tela, 104 x 130 cm - Collezione privata. Courtesy Robilant+Voena
L’ultimo Caravaggio – Bernardo Strozzi, Martirio di sant’Orsola, 1615/ 1618 – Collezione privata. Courtesy Robilant+Voena
Trent’anni dopo Caravaggio: tre città a confronto

Il resto della mostra è dedicata agli allievi di Caravaggio nelle tre città che il Maestro toccò in vita: Milano, Genova e Napoli. Dando le spalle alle tre tele principali, potrete leggere alcuni numeri che caratterizzarono le tre città nel periodo storico dal 1610 fino al 1640. Un’infografica, su delle tende, contestualizza le stanze che ospitano le restanti cinquantasette opere esposte, tra quadri e lettere di corrispondenza.

Dai pittori italiani attivi durante gli ultimi anni di Caravaggio a Napoli agli stranieri che ne rimasero influenzati, primo fra tutti il fiammingo Pieter Paul Rubens, la mostra ci porta in un viaggio lungo trent’anni e svariati generi di quadri, dagli storici e sacri ai ritratti, per svelarci come la pittura del Maestro lombardo influenzò non solo i colleghi del Regno delle due Sicilie, ma pittori da tutta Italia e oltre.

L’ultimo Caravaggio - L’allestimento della mostra © Ph. Maurizio Tosto
L’ultimo Caravaggio – L’allestimento della mostra © Ph. Maurizio Tosto

Nelle cinque sale attigue, che ruotano letteralmente intorno all’unica opera del Maestro, osserviamo come la pittura dei “figli” di Caravaggio prese piede in Italia e, in particolare, nelle tre città confrontate. Molto interessante l’opposizione tra Rubens e il suo allievo Van Dyck e i pittori italiani: i due fiamminghi richiamarono le opere di Michelangelo nei propri busti, nella stesura del colore e nella gestione dei piani di luce e di ombra in maniera più esplicita dei nostrani. I rimandi sono frequenti e risulta evidente come Rubens debba essere stato il tramite che passò la lezione di Caravaggio nelle mani del padre riconosciuto del Barocco, Gian Lorenzo Bernini, come evidenzia Tomaso Montanari nel saggio Il Barocco, pubblicato da Einaudi nel 2012.

Possiamo, a tutti gli effetti, dividere in due la mostra: il confronto tra l’ultimo dipinto di Caravaggio con quelli di Strozzi e Procaccini, e il risultato della lezione del Maestro sull’arte nei trent’anni successivi la sua morte. L’emozione è forte in entrambi i casi: da un lato, la tensione emotiva della scena composta da Michelangelo Merisi ci trasporta all’interno del quadro, rendendoci colpevoli e pentiti a nostra volta insieme ad Attila; dall’altro, invece, abbiamo la ricerca nei dettagli, negli sfondi, nei toni e nei contorni degli eredi del tratto tipico del lombardo. Finendo, nell’ultima stanza, con le enormi tele dei fiamminghi che ci schiacciano sotto la potenza dei loro colori sottolineata dai modi caravaggeschi di fondere luci e ombre.

Matthias Stom (Paesi Bassi, 1600 ca - Italia settentrionale?, post 1645) Saul fa evocare Samuele dalla pitonessa di Endor, 1639-1641 ca olio su tela, 170 x 250 cm Collezione privata. Courtesy Robilant+Voena
L’ultimo Caravaggio – Matthias Stom – Saul fa evocare Samuele dalla pitonessa di Endor, 1639-1641 ca – Collezione privata. Courtesy Robilant+Voena

La mostra ci conduce attraverso trent’anni di arte come non si trova nei libri di storia. Inoltre, per chi avesse conservato il biglietto di Dentro Caravaggio, visitabile fino al 28 gennaio 2018 al Palazzo Reale di Milano, e lo consegnerà all’ingresso potrà usufruire di uno sconto speciale e avere accesso a L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri a cinque euro.

Simone Bonaccorso

INFORMAZIONI UTILI
L’ULTIMO CARAVAGGIO.
EREDI E NUOVI MAESTRI.
Napoli, Genova e Milano a confronto | 1610-1640

Gallerie d’Italia – Piazza Scala
Sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano
30 novembre 2017 – 8 aprile 2018

orari: da martedì a domenica 9.30-19.30 (ultimo ingresso ore 18.30); giovedì 9.30-22.30 (ultimo ingresso ore 21.30); Lunedì chiuso

web: www.gallerieditalia.com

catalogo edito da Skira Editore

Foto: si ringrazia l’ufficio stampa

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