Il premio Oscar svela il meccanismo della notizia spettacolo prima di confondersi tra la folla: cronaca visiva del passaggio del regista al Festival.
Danny Boyle a Zurigo 2026 per la masterclass © Tosi Photography.
Chiunque abbia seguito la traiettoria di Danny Boyle sa bene che le sue storie viaggiano a una frequenza cardiaca accelerata, refrattaria alla quiete e alle mezze misure. Il cineasta britannico, premiato con la statuetta dorata per The Millionaire, ha riversato questa medesima tensione cinetica tra i padiglioni del ventiduesimo Zurich Film Festival, imprimendo alla manifestazione una scossa di autentico vigore narrativo.
Al centro del suo sbarco sulle sponde della Limmat c’è la presentazione ufficiale di Ink, trasposizione della pièce teatrale scritta da James Graham.
La vicenda ci trascina nella Londra di fine anni Sessanta, tra le rotative polverose di Fleet Street e i fumi dei pub dove si decidevano i titoli di prima pagina. Un giovanissimo Rupert Murdoch acquista il moribondo The Sun e ingaggia Larry Lamb, redattore audace e senza scrupoli, con un solo obiettivo: strappare il monopolio al colosso rivale The Daily Mirror. Ha inizio così una spietata rivoluzione mediatica che getta alle ortiche il decoro borghese per dare al lettore ciò che brama davvero — gossip, scandali, pancia e voyeurismo —, trasformando il giornale in una macchina di pura attrazione popolare capace di ridefinire per sempre la cultura di massa.
La scintilla è scattata sul green carpet in occasione della proiezione ufficiale serale.
Fedele a un’attitudine lontana anni luce dal distacco delle star tradizionali, il regista ha percorso la passerella a falcate rapide, fermandosi con trasporto genuino a chiacchierare con il pubblico lungo le transenne, autografare copertine storiche e scambiare battute fulminee con i fotoreporter prima di fare il suo ingresso nella sala.
Danny Boyle alla masterclass di Zurigo 2026 © Tosi Photography.
L’indomani, l’adrenalina della passerella ha lasciato spazio alla profondità del confronto con la ZFF Masters.
Davanti a una platea di studenti e giovani cineasti, Boyle ha smontato pezzo per pezzo la propria grammatica registica: niente lezioni cattedratiche, ma una riflessione schietta sul controllo del ritmo, sul montaggio come strumento di percussione emotiva e sulla fatica quotidiana di proteggere un’idea radicale all’interno dell’industria.
Il nostro obiettivo ha pedinato ogni fase di questo passaggio, catturando i gesti impetuosi durante la masterclass e la complicità disinvolta mostrata davanti ai riflettori serali.
Vi lasciamo al racconto visivo: basta un tocco sul primo scatto sottostante per visualizzare la galleria a pieno schermo.
Vi ricordiamo che le immagini dallo Zurich Film Festival 2026 sono © Tosi Photography. Un clic QUI se volete essere messi in contatto con l’autore.
n.d.r. Le foto degli altri ospiti del 22° ZFF sono sulla pagina del nostro Speciale!
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