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POINT BREAK – Quel punto di rottura che ha lasciato nel dubbio una generazione

Sono trascorsi 20 anni da quando Kathryn Bigelow ci prese in contropiede proponendoci la sfida tra i due sex symbol dell’epoca, costringendoci a parteggiare per uno o l’altro e ponendoci l’ulteriore dilemma di scegliere se sostenere il bene o il male. Può accadere, infatti, che dopo due decadi il film sia ancora presente nei palinsesti televisivi e che una notte di insonnia ci si imbatta, venendo inaspettatamente rapiti da quelle onde perfette, dalla gioventù dei protagonisti e dalla sfida tra Keanu e Patrick. Perché, se non fosse per il taglio di capelli un po’ datato, l’argomento è così attuale, anzi senza tempo, e la trama è così fitta da poter ingannare molti, facendo loro credere che sia un prodotto confezionato ieri.

Il moro e il biondo, il buono che trasgredisce ai migliori propositi e il cattivo che si sente un po’ Robin Hood, l’essere sempre in bilico tra dovere e piacere, l’annoso dubbio se vivere secondo le regole o in assoluta libertà, la pellicola trasuda incontri tra gli opposti e sventaglia con nonchalance un intero campionario di scontri.  Non può meravigliare quindi che produttore esecutivo sia stato quel James Cameron consacrato nel firmamento del cinema vent’anni dopo con Avatar, nonostante si potrebbe eccepire che fosse l’allora marito della regista, perché l’opera ha molti pregi. La Bigelow è riuscita infatti a creare un equilibrio strepitoso tra il bianco e il nero e a farci parteggiare prima per uno e dopo per l’altro, dimostrando come cambiando angolazione tutto assuma tinte differenti.

Senza mai difettare di umanità, questa è la storia di una banda di apparentemente imprendibili ladri di banca dai guanti bianchi, loro non sparano, non perdono tempo con il caveau e non dimenticano mai il lato comico della vita a partire dalla maschere che indossano: quelle degli ex presidenti degli Stati Uniti. Sarà proprio la loro vena giocosa e grande voglia di vivere ad attirare l’attenzione del giovane agente speciale dell’FBI Johnny Utah, a trascinarlo nella ricerca apparentemente senza risultati di un gruppo di surfisti e alla fine a travolgere e far vacillare la sua coscienza. Come tutti sanno, spesso nel cinema il bene trionfa, ma qui coerentemente con  i precedenti fotogrammi.

Il cavaliere senza macchia Keanu Reeves non sarà più tale al chiudersi della storia e non cercherà neppure di cambiare perché dovrebbe rinnegare le sue scelte (altra lezioncina di coerenza per noi al di qua dello schermo) così, quando si troverà vis-à-vis con l’ultima preda della caccia, sceglierà di rispettare l’uomo e non seguire il protocollo e Bodhi-Patrick Swayze ci saluterà da uomo!

Tante le lezioni, tante le allusioni ma anche molta l’adrenalina in questo film che non si scorda mai di essere  un poliziesco ricco di azione, mai morboso e che sa strappare più di un sorriso. La regista riesce in una impresa ardua, rimanendo per due ore in perfetto equilibrio e, col senno di poi, mostrandoci i presupposti per l’Oscar® vinto nel 2010 con opera di ben altro spessore ma con la medesima prospettiva poco convenzionale. Era già tutto li sotto il nostro naso … 🙂

 

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Last update: 30 gennaio 2016

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