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Recensione film Warm Bodies – L’amore nell’era zombie

I corpi non proprio caldi e freschi di bucato di “Warm Bodies” stanno per invadere le nostre sale e molta è la curiosità intorno a questa pellicola che ha l’ingrato compito di prendere il testimone dalla saga di “Twilight” (con tutto il suo bagaglio di sex-symbol) chiusasi epicamente solo pochi mesi fa. Le giovani adolescenti accetteranno di non addormentarsi più tra le braccia di un vampiro bensì tra quelle di altro eroe magari un po’ decadente?

Gran bel dilemma! Scovare nuovi beniamini dotati di sempiterna gioventù e bellezza, che non fossero la versione sbiadita e senza personalità dei loro predecessori, e che riuscissero a soddisfare le esigentissime giovani nate nell’era digitale, deve aver tolto il sonno a non poche persone in quel di Hollywood. In molti probabilmente hanno quindi brindato il giorno in cui qualcuno ha deciso di puntare tutto su un curioso manipolo di anti-eroi, veri perdenti, predestinati alla dannazione che per qualche motivo super segreto, futuristico e/o inspiegabile riescono a riscattarsi.

L’uomo che ha dato nuove speranze a produttori e pubblico è Isaac Marion, il cui libro ha fatto girare la testa a non pochi lettori. Il suo racconto, in effetti, è piuttosto bizzarro: narrato in prima persona, è la storia di uno zombie poco più che adolescente, con alcuni neuroni ancora funzionanti, dotato di un bel po’ di sarcasmo – e tanto sex appeal (!) – che riesce a… tornare a pulsare! Mai rassegnatosi alla nuova condizione e alla ricerca di un modo per non diventare preda dei temuti “ossuti”, i suoi sogni si avverano il giorno in cui spolpa il fidanzato di una umana (la gnocca figlia del leader dei sopravvissuti) da cui eredita i ricordi e una seconda possibilità.

Giovani tanti, bellocci tutti, risate a cadenza regolare, orrore o terrore mai. Entrare nella sala in cui proiettano “Warm Bodies” significa, infatti, non essere alla ricerca di brividi lungo la schiena: di sangue e cadaveri o simili ve ne sono a perdita d’occhio, ma paiono quasi incolore anche ai deboli di stomaco, perché sono solo il corollario di una storia di speranze, buoni sentimenti, amore e tanta adolescenziale passione.

Quest’ilare extravaganza romantica, in linea con le tendenze del nuovo millennio, adatta a chi non ha ancora l’età per dare il proprio voto al Senato, è davvero avvicinabile da tutti e sorprende per il cast artistico e tecnico che ha collaborato al progetto. Un gruppo che mescola volti noti ed esordienti, in cui il nostro simpatico zombie R. è Nicholas Hoult (già visto in X Men – L’inizio e a Single Man), l’impavida protagonista è nota per lo più al popolo dei canali TV, ma il suo papino è niente meno che John Malkovich in persona e tutti sono diretti da Jonathan Levine, il regista di 50 e 50!

L’opera ha tutte le carte per funzionare, anche se solo per un preciso target, non stupisce quindi abbia confuso alcuni adulti in sala, indecisi su come rapportarsi a ciò che avevano davanti. La mia speranza di persona con l’adolescenza alle spalle da oramai un ventennio è che le giovani leve si divertano nel vedere questa pellicola che forse riuscirà a regalare loro pure qualche sogno impudico ☺

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