Ma se domani... > Cinema > Recensioni > Recensione film THE BAY: un eco-mokumentary di Barry Levinson

Recensione film THE BAY: un eco-mokumentary di Barry Levinson

Attenzione la seguente storia è falsa! Si lo so, la macchina da presa sembra essere nelle mani di una persona in preda al delirium tremens, l’effetto sgranato è quello tipico dei filmini di famiglia anni ’70 e la fanciulla che appare in video sembra trasmettere grazie a mezzi di fortuna (tutti elementi che facilmente traggono lo spettatore in inganno), ma da qualche anno, a cadenza regolare, qualcuno si cimenta col mokumentary, ossia quel finto documentario per i posteri che pare l’insieme di filmati amatoriali girati sotto la pressione della paura che testimoniano fatti sconcertanti, e… noi ci ritroviamo a provare il mal d’auto, per l’ennesima volta!

“The Bay” è l’esordio nel genere non di un aspirante Oren Peli (a cui si possono perdonare alcune leggerezze) ma del regista Barry Levinson che, dopo anni, torna dietro la macchina da presa. E’ vero, si deve sempre apprezzare lo sforzo di chi non ha paura di confrontarsi con i nuovi ritrovati della tecnologia e della fantasia, ma qualcuno deve aver dimenticato di informare il signor Levinson che non si ha un mokumentary per il solo fatto di agitare compulsivamente la macchina a mano, una sceneggiatura e un soggetto in grado di inquietare il pubblico avrebbero conferito all’opera maggior  valore e unicità.

Levinson ci porta nel Maryland, siamo a Claridge, dove un’aspirante reporter decide di alleggerirsi la coscienza rivelando cosa sia “realmente” accaduto qualche anno prima nella bucolica cittadina in cui è cresciuta. Il 4 luglio, inspiegabilmente quello che appariva come uno dei tanti batteri presenti in riva al mare, in poche ore, riesce a sterminare la popolazione locale. Noi seguiamo la ricostruzione degli eventi attraverso i filmati del medico dell’ospedale, di una bambina inspiegabilmente abbandonata dai genitori, di varie volanti della polizia e della stessa narratrice che quel giorno era inviata speciale per l’emittente del College.

Tante le spiegazioni, molte le scritte in sovraimpressione, troppe le volte in cui ci viene ripetuta la causa della terrificante epidemia (quasi ad accertarsi che il messaggio sia arrivato forte e chiaro anche al più duro di orecchie) col risultato che lo spettatore si irrigidisce. Perché da un lato ha la sensazione che qualcuno lo ritenga incapace di seguire il film, dall’altro a ogni minuto trascorso diminuiscono le speranze che la trama s’infittisca e che il regista decida quale sentiero percorrere così da ravvivare un’opera più noiosa di un documentario soporifero.

Il punto debole pare proprio essere il gran minestrone di generi: alla base vi è un finto documentario narrato con enfasi drammatica che talvolta scivola nello splatter, per tornare su un piano tragico e poi rituffarsi nel ributtante, senza mai un minuto di suspense, senza inquietare o anche solo incuriosire, col risultato che subiamo tutta la seconda parte del film e a nulla servono le zoomate su orripilanti pustole giganti, misteriose larve o su arti e teste deformi.

Voto: sufficienza all’orizzonte (l’opera ha pur sempre una lussuosa confezione) ma non raggiunta, non possiamo perdonare a un regista premio Oscar – con possibilità di budget! – di non averci regalato un gran film carico di tensione.

Related posts

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi