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Recensione del film thriller the Purge – La notte del giudizio: un inquietante futuro ci attende

Immaginate una società in cui si sia trovata la chiave per vivere in pace, uniti e senza criminalità grazie a 12 semplici ore in cui regna sovrana l’anarchia. Lo scopo? Dare libero sfogo ai più reconditi e non nobili istinti animali che possono risiedere in noi, così da liberarci dai demoni e purificare le nostre anime per poi vivere in armonia i restanti 364 giorni dell’anno.

In un futuro non troppo lontano, molto umano e simile al nostro presente, la notte del 21 marzo di ogni anno, dalle 19.00 alle 7.00 della mattina successiva, le persone avranno quindi due scelte: barricarsi in casa e attendere la fine della nottata oppure scendere in strada e sfogarsi impunemente commettendo ogni sorta di atto illecito, crimini efferati inclusi.

Questo non è un episodio dell’ennesima serieTv sci-fi, bensì il nuovo film scritto e diretto da James DeMonaco. Storia della famiglia Sandin, agiata, con una bella villa in un quartiere residenziale e la cui fortuna è stata proprio l’introduzione dell’annuale “purificazione”. Il capofamiglia, James (Ethan Hawke) è, infatti, l’ideatore di uno dei più efficaci sistemi di sicurezza in circolazione e, conseguentemente, è l’uomo più ammirato (ed invidiato) del quartiere. Ma questo 21 marzo per lui e i suoi cari molte cose cambieranno.

Se da un lato vivere in una società quasi perfetta porta la popolazione ad approvare la notte della follia, dall’altro lato la coscienza dei Sandin quest’anno imporrà loro scelte difficili: cosa sarebbero disposti a fare se una persona fosse in pericolo? E per salvare sé stessi riuscirebbero ad uccidere a loro volta? È, infatti, facile approvare pratiche estreme a parole, ma quando ci si trova difronte ai fatti, quanti premerebbero tranquillamente ed efficacemente il grilletto?

Il figlio più piccolo della coppia, Charlie (Max Burkholder), metterà tutti in crisi ricordando loro l’esistenza di due caratteristiche umane – la pietas e solidarietà – la cui assenza comporta difficili conseguenze con cui convivere. Un thriller quindi, carico di suspense, con una prima parte davvero inquietante, ricca di colpi di scena e con una vera caccia all’uomo, per poi passare a un secondo tempo in cui la coscienza prende il sopravvento e i nodi vengono al pettine.

Sullo schermo i nostri personaggi presto si scontrano con il risultato della follia collettiva, mentre in sala dobbiamo fare i conti con una pellicola che raggiunto il climax decide di imboccare per pochi istanti un sentiero ad alta tensione (quasi horror) e poi fa subito retromarcia e s’impantana nelle crisi interiori e nel dramma familiare, dimenticando la verosimiglianza. Purtroppo, infatti, tanto realistica è la prima parte, tanto stonata diviene la seconda, nonostante la buona performance del protagonista.

DeMonaco cerca di farci riflettere sulla morale comune, sugli istinti primordiali di ogni uomo, sull’uso e abuso delle armi, sulla necessità di farsi giustizia da soli e su molto altro. L’idea di creare una pellicola al vertice della tensione col nemico dentro le mura domestiche, e soprattutto dentro di noi, funziona bene sino a quando la lezione viene declamata a voce alta scivolando in un melò.

Voto finale: 6, peccato che la pellicola non si sia chiusa coerentemente.

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