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FILM Bling Ring: adolescenti annoiati in L.A.

Sofia Coppola decide di tornare dietro alla macchina da presa, presenta il suo nuovo lavoro a Cannes e dopo qualche mese approda nei nostri cinema in tempo per inaugurare la nuova stagione 2013/2014. “Bling Ring” narra la storia di un gruppo di ragazzine coccolate, viziate, annoiate da una quotidianità fatta di agi, feste in discoteca e sessioni di shopping nelle vie più fashion della famosa e inimitabile città degli angeli.

E, si sa, gli adolescenti sanno essere fantasiosi nell’ingannare il tempo e nell’inventare nuovi passatempi creativi così Sam, Rebecca, Emily, Nicki, Laurie e Mark ne trovano uno molto fuori dalla norma e dal tasso adrenalinico altissimo: dopo la scuola si riuniscono per fare irruzione nelle ville delle icone di stile e realizzare un bel bottino e talvolta, non contenti, proseguono sperperando l’eventuale denaro sottratto nelle vie della moda.

La regista per il suo quinto lungometraggio dietro la macchina da presa decide di esplorare la versione moderna del mondo in cui ė cresciuta e di prendere una storia molto americana – soprattutto vera (!) – per romanzarla sino a creare “Bling Ring”. Avvalendosi di un cast che eccezionalmente espone più le vittime dei protagonisti, e che nell’insieme raggruppa un bel numero di giovani star, la Coppola per una volta riesce a intrattenerci senza filosofeggiare o annoiarci con inquadrature che mandino lo spettatore in un fastidioso loop (ricordiamo ancora la sofferenza provata in sala durante la visione di “Somewhere” nell’ipnotica contemplazione di una Ferrari che girava in tondo all’infinito).

In “Bling Ring” vediamo dive che interpretano se stesse mentre altre incarnano delle ladre per noia, cosa che può essere assurda a noi comuni mortali che non possediamo guardaroba ampi quanto i negozi sotto casa o ville costruite da architetti i cui nomi si studiano alla facoltà di architettura, ma che probabilmente ė più diffusa di quanto non si pensi in ambienti in cui i problemi pratici della sopravvivenza siano già stati risolti dalle precedenti generazioni. Davanti ai nostri occhi si palesa così una Los Angeles emblematica dell’odierna società che ha ormai perso l’orientamento dei suoi valori di riferimento.

Stiamo davvero crescendo dei giovani che, in quanto privilegiati, si credono autonomi nel senso etimologico del termine e di conseguenza dispensati dal rispetto delle regole e dall’utilizzo del buon senso? Il dubbio sorge vedendo le nostre protagoniste così scollegate dalla realtà e con un’innata abilità (e abitudine) a mentire che permette loro di aggirare non pochi ostacoli con disarmante naturalezza. Se poi si osservano le famiglie di appartenenza si nota come nessuno si soffermi sul concetto di giusto o sbagliato, legale o illegale.

Insomma, la pellicola fotografa bene una situazione che qualora diffusa sarebbe davvero allarmante, senza però colpevolizzare nessuno. Non è, infatti, un’opera drammatica che vuole intristire oltremodo lo spettatore (la situazione ė di per se più che eloquente e ai limiti del grottesco), bensì risulta essere un film gradevole, divertente e maturo, quasi un premio per noialtri che abbiamo faticato non poco a seguire la signora Coppola nel corso degli anni. Che la maturità porti davvero consiglio?

Voto: 6 1/2 e conferiamo una menzione speciale ad una colonna sonora accurata che incontra il nostro gusto.

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