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Recensione del nuovo film di Leonardo Pieraccioni: Un fantastico Via Vai

“Un fantastico Via Vai” gente che entra e gente che esce dalla casa di un gruppo di universitari, ragazzi carichi di sogni e speranze per un futuro che sarà differente da quello che s’immaginano, non peggiore, anzi, magari migliore, ma sicuramente diverso. Perché nella vita spesso, nonostante la consapevolezza, dobbiamo scontrarci con la realtà prima di prendere una decisione. Filosofia semplice, saggia, ma poco applicata, che Leonardo Pieraccioni porta nel suo nuovo lavoro, in cui il protagonista è un nostro coetaneo stritolato dalla routine, soffocato dalla noia e annientato dal quieto vivere.

Come spesso accade in queste situazioni, sarà un banale malinteso a far esplodere una crisi non voluta ma necessaria per voltare pagina, prendere in mano la propria esistenza e assumersi responsabilità, avere il coraggio di osare e di amare. Per comunicare tutto questo, il regista toscano sceglie la risata e la semplicità, prende il suo Arnaldo, impacciato e bonaccione, con la sindrome di Peter Pan al punto di sublimare riparando vecchi robot nel tempo libero, e lo confina in casa di un gruppo di universitari, idealisti, sognatori, eterni ottimisti. E sarà proprio questo specchio genuino a fargli realizzare le sue responsabilità.

La storia narrata in questo film vuole farci ridere e meditare, vuole mostrarci qualcosa che conosciamo e spingerci a osare, ha quindi nobili intenti oltre a quelli più ovvi di trascinarci tutti al cinema durante le feste a vedere una commedia di casa nostra che offra una risata meno becera delle tipiche proposte del fine anno. E questo “Fantastico Via Vai” è la coerente continuazione del cinema a cui Pieraccioni ci ha abituati, una presa di coscienza delle stagioni della vita che cambiano e di una società in evoluzione, che viene condivisa giocosamente con noi.

Con le migliori intenzioni e con una gradevole idea, il film è impreziosito dalla presenza (talvolta solo di qualche minuto) di quello zoccolo duro di comici che accompagnano l’autore da anni. La pellicola però non decolla e un po’ ci dispiace, perché eravamo davvero convinti che questa fosse la volta buona per far girare il vento, una folata di aria fresca dopo le delusioni dell’ultimo periodo. Infine una commedia collocabile una spanna sopra le altre proposte natalizie.

Le battute, invece, sono semplici e prevedibili; Armando è una macchietta molto simile e poco cresciuta rispetto al suo ciclonico antenato Levante; i quattro universitari non riescono ad emergere e la loro acerba bellezza ci ricorda i baldi coinquilini visti a inizio autunno in “Universitari”; e le situazioni di coabitazione, di nuovo, poco si discostano da quel mondo rappresentato da Federico Moccia che ha fatto storcere il naso a molti.

Forse le nostre aspettative erano troppo elevate, forse non ci rendiamo conto che i ragazzi per godersi il cinema oggi esigono proprio questa estrema leggerezza o forse il regista sta cavalcando un’onda che gli garantirà maggiore successo di quanto avrebbe potuto fare un copione differente. Non abbiamo le risposte, ma questo Via Vai non ci ha conquistati.

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