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[Recensione Film] Transcendence: il domani è già qui?

Transcendence_locandina

PINN è una macchina, è un’intelligenza artificiale universale, è un’immensa entità in grado di crescere ed evolversi al punto di poter acquisire anche il lato senziente degli umani. È una conoscenza che si espande all’infinito e (forse) può soppiantarci, quindi è una fortuna, in campo medico e non solo, ma può tramutarsi anche nel nostro peggior nemico.

Andiamo nel futuro, in un anno imprecisato, ma non troppo lontano da oggi. Vediamo un mondo delirante quanto quello fuori dalla nostra finestra, in cui tre scienziati dedicano anima e corpo alla ricerca. Ognuno a modo proprio vuole cambiare le cose, migliorare la qualità della vita di tutti. Will, Evelyn e Max sono amici da sempre, sono menti brillanti, sono diversi ma sono accomunati dalle migliori intenzioni. Le loro certezze sono messe in discussione il giorno in cui un gruppo di estremisti, contrari alle interferenze tecnologiche nell’umana evoluzione, attenta a diversi obiettivi sensibili e colpisce a morte Will (Johnny Depp), il brillante scienziato che ha creato PINN, quell’oggetto, quasi un entità, dall’alto potenziale e dalla pericolosità immensa.

Johnny Depp in "Transcendence" - Photo: courtesy of 01Distribution
Johnny Depp in “Transcendence”
Photo: courtesy of 01Distribution

Evelyn (Rebecca Hall), la dolce consorte è distrutta all’idea di perdere l’uomo della sua vita e, accecata dalla disperazione, abbatte l’unica barriera non ancora infranta: testa le potenzialità di PINN pre-caricando i dati immagazzinati nel cervello del marito.

Da questo antefatto prende il via un storia fantascientifica nei presupposti, ricca di suspense e, sotto alcuni aspetti, un vero dramma romantico, che vede in regia per la prima volta Wally Pfister, vincitore di un premio Oscar® per la fotografia di “Inception”. Un esordiente, quindi, ma con un bagaglio tale da poter debuttare con decisione e con un set carico di attori del calibro di Johnny Depp, Paul Bettany e Morgan Freeman.

La trama di “Tanscendence” è quella di un quieto fanta-thriller dall’intuibile svolgimento. Interessante è vedere come lo spettatore venga coinvolto e condotto alle battute finali. I dubbi sollevati da questo racconto sono, infatti, molti e sono ancorati al reale più di quanto si creda. Alla fine, ci portiamo a casa domande come: quanto la tecnologia ha già invaso la nostra quotidianità in modo irrimediabile? Quali sono i confini etico-morali che non dovremmo mai valicare? È molto il rischio cui siamo già esposti? Il bene comune giustifica qualsiasi azione? E molto altro…

Paul Bettany e Morgan Freeman in "Transcendence" - Photo: courtesy of 01Distribution
Paul Bettany e Morgan Freeman in “Transcendence”
Photo: courtesy of 01Distribution

Il sentimento che lega la coppia Will/Evelyn è l’altra colonna portante che pone anch’essa quesiti su quale comportamento si corretto tenere difronte alla perdita della propria anima gemella. Cosa che ci riconduce al punto di partenza. La reversibilità della situazione è ancora possibile? Dobbiamo temere più le macchine o noi stessi e i nostri deliri di onnipotenza?

Il film attirerà gente in sala e piacerà a molti: ha presupposti fantastici, un cast imponente, una sceneggiatura intrigante e una confezione ottima. Il ritmo è costante, anche se non adrenalinico, e il lato triste si conquista il suo spazio. Le uniche debolezze sono, forse, la suspense che viene meno con l’irruzione del dramma, e l’ennesima ramanzina che si tramuta in dichiarazione d’amore verso il genere umano (unico, geniale, imperfetto e debole).  Questo sforzo sarà apprezzato, oppure tutti noteranno solo la passione dei protagonisti spezzata dalla tragedia e catalogheranno la pellicola come un fanta-melò?

Vissia Menza

 

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