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A Cannes 2014 lo SPORT scende in campo

Ricordi d’infanzia. Domeniche in libertà, trascorrendo il tempo in famiglia con le notizie sportive che facevano da colonna sonora. Poi, il lunedì, gli uomini alla fermata del bus che commentavano, si udivano solo parole sul calcio, lo sci o qualsiasi altra disciplina sportiva. Lo sport ė sempre stato un collante sociale insostituibile E, anche oggi, che di anni ne sono trascorsi molti, i tempi sono cambiati e la tecnologia si ė imposta nella nostra esistenza,  regna sovrano e si rivela ancora una volta l’unico aggregante di una società sempre più disunita.

Deve essere stata la diffusione di questa sensazione di deriva a indurre molti produttori a narrare storie di grandi vittorie, di vite dedicate al successo in nome di un gruppo, di una nazione, di un ideale. E qui a Cannes sono arrivati i migliori, i più interessanti, le eccellenze. Ė vero, sono una donna, ma condivido la sensazione che l’essere umano stia dimenticando di essere parte di un gruppo con cui ha in comune un passato e un futuro. Come se non bastasse, ho l’aggravante di essere figlia degli anni ’70 quindi ho ricordi vivi nella memoria di quel periodo storicamente dirompente che fu la fine degli anni ’80.

Una scena del documentario "Red Army" - Photo: courtesy of FDC 2014
Una scena del documentario “Red Army” – Photo: courtesy of FDC 2014

Dove voglio andare a parare? A due pellicole incentrate sullo sport e il suo potere, un documentario e un film. Il primo è “Red Army” ed è dedicato all’hockey (lo so, siamo alla vigilia dei mondiali di calcio e all’orizzonte si sente forte il profumo dell’estate, ma ne vale la pena) e a “Foxcatcher”, l’opera di finzione che prende spunto da una storia vera accaduta in quella realtà tanto distante dalla nostra che sono gli USA e il mondo del wrestling.

Apparentemente le due pellicole non hanno nulla in comune, invece si sono dimostrate le più potenti testimonianze di quando la gente senta il bisogno di trovare nuovi stimoli e modelli a cui aggrapparsi, di ricordare chi sia e cosa abbia alle spalle, ma – soprattutto – di sentirsi parte di una comunità, di poter fare affidamento sugli altri, di credere in qualcosa di condiviso con chi la circonda.

La visione di “Red Army” vola veloce sino alla fine. Con sottile ironia narra di come un gruppo di bambini sia stato sradicato dalle famiglie per trasformarli nei giocatori di hockey più potenti, temuti e voluti del mondo. Testimonianza semplice ed efficace degli effetti della Guerra Fredda, di una vita in ritiro sportivo (11 lunghi mesi a discapito di divertimento e affetti), e della lotta per una vittoria per sė e per la Patria, quella terra che li aveva cresciuti e a cui appartenevano e verso cui provavano (e provano!) riconoscenza, concetti che oggi non trovano più un posto nelle nostre vite.

Una scena del film "Foxcatcher"- Photo: courtesy of FDC 2014
Una scena del film “Foxcatcher”- Photo: courtesy of FDC 2014

“Foxcatcher” ė invece ben più di una saga familiare fatta di riscatti e timori reverenziali, con risvolti tristi e un epilogo che da europei potremmo definire “all’americana”. In realtà il wrestling ė solo un pretesto per mostrare qualcosa che ė attuale, per una lezione di umanità, oltre che di recitazione. Con un mastodontico Channing Tatum, convincente in un ruolo così drammatico, e uno Steve Carell la cui ambiguità mette soggezione, il rapporto tra una promessa olimpica e il facoltoso coach ricorda la miseria, la solitudine, l’infelicità, di molti di noi e porta all’immedesimazione anche dell’ultimo spettatore in sala.

Entrambi sono ambientati alla fine degli anni 80; entrambi sono incentrati sui legami di fratellanza (più o meno allargata) e sulla fiducia in un leader, figura che quando si impone ė destinata a incrinare gli equilibri; entrambi sono due bei lavori che spero arrivino presto da noi. Faranno la gioia di chi vuole spolverare i ricordi e intrigheranno i più giovani. Storie così oggi non ce ne sono più.

Vissia Menza

n.d.r. Rimanente con noi, sono in arrivo molte più righe!

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