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Recensione dell’esplosiva nuova avventura de I Mercenari

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I Mercenari sono tornati su grande schermo. Dopo la loro apparizione a bordo di un tank durante l’ultimo Festival del film di Cannes, ora è giunto il momento di diffondere tutta quell’energia e comicità nelle sale della Penisola, per intrattenere gli spettatori a caccia di adrenalina e risate, dopo  il rientro dalle vacanze.

Quando una squadra è buona, non si cambia. Se invece inizia a perdere colpi, ha bisogno di essere svecchiata, non per forza sostituita, solo parzialmente rinnovata (mai togliere la motivazione alle persone e farle sentire obsolete!). Gli Expendables – gli originali – non hanno alcuna intenzione di entrare nel gorgo della disperazione e del pensionamento (la bocciofila può attendere ancora un po’) e ci dimostreranno di avere ragione. E noi, che in sala siamo entrati con un mix di curiosità e di timore che, arrivati a questo punto della storia, gli argomenti fossero esauriti e la vena giocosa sterile, abbiamo dovuto ricrederci, perché il vecchio format è stato modificato il minimo necessario per garantire la spettacolarità.

Photo: courtesy of Universal Pictures
Photo: courtesy of Universal Pictures

Ammetto che l’effetto sorpresa, rispetto al primo episodio, si sia affievolito. Ben conosciamo questo gruppo di avventurosi prodi gentiluomini che, coi loro efficaci modi da “vecchia scuola” (cazzotto sempre pronto e una granata in tasca), risolvono i problemi del mondo, quindi ora le loro prodezze, il librarsi nei cieli con salti improbabili e tutto quell’uso smodato di bossoli e distruzione su larga scala, li prevediamo, ce li godiamo e addirittura li pretendiamo, contando i minuti che trascorrono tra uno scontro e il successivo.

Con qualche doverosa digressione, con l’introduzione di nuove leve, con una vagonata di autoironia, la storia entra in pochi minuti nel vivo e il mistero s’infittisce. Vecchi nemici si rifanno vivi, e i primi problemi si fanno sentire, ma Barney Ross (Stallone) ha la soluzione: iniettare sangue giovane nella squadra e finire il lavoro lasciato a metà, perché gli amici si vendicano, i nemici si polverizzano e la coerenza verso i propri principi (anche quando si è pagati per uccidere) non deve mai venire meno.

Photo: courtesy of Universal Pictures
Photo: courtesy of Universal Pictures

Così, dopo un’esplosiva ouverture al porto di Mogadiscio (che finisce a pezzi in pochi minuti), facciamo il giro del mondo a incontrare persone (vecchie e nuove conoscenze, di sicuro tutte muscolose regine dell’action che fu), prima della resa dei conti nella cara e vecchia Europa, dove assistiamo alla distruzione di aree metropolitane molto glam e ne godiamo perché il bene e gli improbabili eroi, a cui ci siamo tanto affezionati (anche se possono essere i nostri padri e vostri nonni), stanno vincendo (perché, lo sappiamo, alla fine sarà così).

“I Mercenari 3” segue uno schema preciso, chiaro, che non mente al suo pubblico. Vuole far divertire chi sente la mancanza dei film testosteroinici tipici degli anni ’80 e riesce a portare al cinema signore agée al fianco di ragazzini in preda alla curiosità perché loro nel 1980 non erano neppure in procinto di nascere.

Photo: courtesy of Universal Pictures
Photo: courtesy of Universal Pictures

Che sia per vedere un cinema vintage, oppure perché ogni tanto fa bene non pensare e sognare che saremo anche noi agili e muscolosi una volta entrati negli “anta”, “I Mercenari 3” garantiscono un po’ di sana evasione che non fa male a nessuno, al massimo strappa qualche inattesa risata.

Vissia Menza

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