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Recensione del film documentario 20.000 Days on Earth: Nick Cave dietro Nick Cave

20.000 giorni sulla terra, oltre 54 anni e 9 mesi sul pianeta, e proprio queste 24 ore tanto emblematiche saranno quelle che seguiremo nella vita di Nick Cave. Cantante, frontman dei Bad Seeds, scrittore, autore di libri, sceneggiatore (noto è il suo sodalizio con John Hillcoat, regista del recente “Lawless”), e talvolta attore, Cave è un artista poliedrico, enigmatico, anticonvenzionale, con un talento davvero immenso che, personalmente, ho amato e seguito con curiosità per anni, subendo tutto il fascino delle sue incredibili performance dal vivo.

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Nick Cave incarna il comune concetto di persona famosa, eccentrica in pubblico e schiva in privato, ha molto da dire e con uno stile davvero unico. Tutto ciò che tocca si trasforma in un successo, ma non nel senso Blockbuster del temine, bensì in un modo migliore, superiore, e “20.000 Days on Earth” ne è la conferma: è un trionfo di critica e botteghino. Il film dei registi Iain Forsyth e Jane Pollard riesce, infatti, a stregare indistintamente fan e musicisti incalliti, i cinefili più esigenti e i critici più piccati.

Vero animale da palcoscenico, con una corporeità da far invidia a un mediterraneo, quest’omone alto ben 190 centimetri, nato in Australia e trapiantato nel vicino Regno Unito, ha acconsentito ad aprirci la porta di casa per condividere la sua la sua artistica routine. Una quotidianità fatta di conversazioni stimolanti con attori, compositori e produttori, condita di ricordi di infanzia, che affiorano sfogliando gli album di famiglia, e di aneddoti (per lo più legati ai concerti) condivisi con i compagni di carriera.

Da un documentario ci si aspetta di scoprire la versione ristretta della biografia di una persona, episodi inediti, battute piccanti, magari qualche nuovo accordo in anteprima, il tutto con la voce fuori campo di un intervistatore tanto bravo nel formulare domande, quanto impacciato davanti alla macchina da presa. Invece… nessun audio asincrono e nessuna panoramica della vita di Cave, in “20.000 Days on Earth” ci si ritroviamo nel processo creativo dell’autore.

Photo: courtesy of Nexo Digital
Photo: courtesy of Nexo Digital

Nick Cave dietro Nick Cave

La pellicola ci regala un viaggio intrigante; una testimonianza incorniciata da una fotografia attenta, avvolgente, ammaliante; un racconto con parole scelte con attenzione, che confluiscono in dialoghi surreali, intensi e d’ispirazione per molti. Un documento in quello che potremmo definire perfetto “stile Cave” che, per mezzo della finzione, ci mostra – forse – lo spaccato più realistico e migliore dell’uomo dietro il personaggio.

È Cave che parla, ricorda, canta, scrive e pensa a voce alta. Nessuna banalità e nessuna pedissequa riproposizione di una quarta di copertina… per quella andate in libreria o su Google, se invece siete alla ricerca di altro, allora  un attento, appassionato e inusuale film vi aspetta. Il documentario più curioso, chiacchierato e applaudito del 2014 è al cinema, oggi e domani (2 e il 3 dicembre 2014) anche nelle sale italiane. L’indirizzo per i dettagli è www.nexodigital.com, per il resto il campo dei commenti è tutto vostro!

Vissia Menza

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