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Recensione del film BIRDMAN di Alejandro González Iñárritu

Birdman_locandina

“Birdman” di Alejandro González Iñárritu, apre Venezia71 e vince. Da quel giorno la sua ascesa non si è più arrestata: il regista e il suo film ovunque si presentino conquistano consensi e rincasano con dei premi, da ultimo ai Golden Globe, dove hanno fatto incetta confermando che il prossimo 22 febbraio la concorrenza avrà difronte un bel ostacolo.

La storia di Riggan (Michael Keaton) è quella di una celebrità, un uomo che vuole rilanciare la sua carriera, un ex-supereroe di successo intento a rifarsi l’immagine, calcando i palchi di Broadway, luogo da cui spesso non si esce vivi. L’attore è determinato a vincere la sfida, ma ad ogni anteprima dello spettacolo il suo io si indebolisce sino ad arrivare alla notte del debutto quasi esanime.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

La trama si sviluppa attorno a una manciata di personaggi con grandi ambizioni, alcuni con un ego gigantesco altri con manie e atteggiamenti sopra le righe, ma tutti emotivamente fragili e timorosi di perdere la scommessa. “Bridman” è uno di quei film che non cela la volontà di criticare Hollywood e le sue regole, le umane debolezze nell’era dei social network, e i fruitori di cinema-spazzatura farcito di roboante azione fine a sé stessa.

Tra una citazione e l’altra (gli inchini ai classici del teatro e del cinema sono visibili qui e la) le battute sono spiazzanti, i dialoghi sono serrati, la sottile ironia è ovunque. La meticolosità, l’attenzione ad ogni particolare, angolazione, smorfia, battuta è palese ed è la chiave di un successo planetario iniziato in Laguna. Iñárritu è, infatti, noto per essere esigente, eclettico, bizzarro nelle scelte e per avere quel non-so-che in grado di strabiliare ogni volta il pubblico.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

Ammetto di essere un’estimatrice del regista messicano, del suo modo di confezionare campioni d’incassi non rinunciando alla passione e all’andare controcorrente, ma qui supera addirittura le aspettative. La recitazione di Michael Keaton è mozzafiato, viene voglia di fargli le carezzine consolatorie, Edward Norton è da sberloni e Emma Stone è ai limiti del fastidioso. Sono tutti talmente bravi da provocarci i capogiri e quelle inquadratore schiacciate in ambienti angusti ci inducono una strana sensazione di claustrofobia.

Incollati per due ore davanti allo schermo, per una volta senza pensare alle varie lista delle cose da fare o alle mail non inviate, siamo dentro il teatro, soffochiamo, ridiamo, trepidiamo in attesa che la stupidità umana esploda in tutta la sua grottesca bellezza.“Birdman” è un film unico, è una commedia sagace, un dramma forse un po’ ambizioso, un’opera brillante con un tocco stravagante.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

Forte di nove nomination agli Oscar®, del clamore dei mesi scorsi e di un cast stellare, in egual misura formato da donne da urlo e da uomini che hanno popolato i sogni di molte fanciulle, “Birdman” trascinerà la folla al cinema, verrà percepito da ognuno in modo diverso, ci lascerà la sensazione di non aver colto tutto il sottesto e, alla fine, ci farà tornare felici e contenti al nostro quotidiano (mal)celato disagio di perdenti  (forse) e incompresi (sicuramente).

Vissia Menza

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