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Recensione del thriller CHI E’ SENZA COLPA (The Drop)

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Il poster del film Chi è senza Colpa (The Drop)

Presentato al Toronto Film Festival 2014, proiettato in anteprima al Torino Film Festival 2014, da qualche giorno è arrivato nei cinema della Penisola l’ultimo film con James Gandolfini: “Chi è senza colpa” (The Drop), tratto dal racconto breve “Animal Rescue” di niente meno che Dennis Lehane.

Siamo a Brooklyn e trascorriamo le giornate con Bob, gestore del bar una volta appartenuto al cugino Marv, oggi in mano alla malavita cecena. La routine è sempre la stessa come pure i clienti e i giri di mazzette ripulite sottobanco. Il riciclaggio di denaro è all’ordine del giorno, Bob e Marv possono solo assicurarsi che il meccanismo non s’inceppi altrimenti saranno loro a rimetterci. Ma, come nelle migliori storie di solitudine e riscatto, la sfortuna sta per incrociare le vite dei due cugini. Tutto capita per caso una sera. Una rapina e un cucciolo maltrattato daranno il via a una serie di eventi che porteranno i due su vecchi sentieri da cui ora però è difficile uscirne illesi.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

Seguiamo i due uomini in questo dramma che pian piano si tinge di blando thriller. Senza sorprese clamorose, l’opera riesce a catturare la nostra attenzione. La storia è semplice e, a tratti, prevedibile (un uomo che cerca di rimanere sulla retta via, verrà sedotto dalle vecchie abitudini per “cause di forza maggiore”); la regia non commette errori, nonostante Michaël R. Roskam sia al secondo lungometraggio; Tom Hardy nei panni di un ragazzone di poche parole ma con le idee chiare è credibile anche con l’accento di Brooklyn; e James Gandolfini deve aver recitato bendato, probabilmente facendo le parole crociate: Marv è (troppo) semplice per un attore della sua caratura.

“Chi è senza colpa” (The Drop) ha un cast in grado di fare faville. Le tragedie di quartiere farcite di persone alla seconda possibilità, di mafiosi insopportabili, che si meriterebbero di marcire in galera (ma sappiamo non capiterà), e di fastidiosi teppistelli destinati a creare una marea di guai, al cinema funzionano nel Nuovo e nel Vecchio Continente. Cuccioli tira-baci e il nome di Gandolfini sul poster sono garanzia di pubblico. Senza dimenticare che dietro le quinte c’è un racconto di Dennis Lehane, padre di “Shutter Island”, “Mystic River”, del recente “Gone, Baby Gone” e di tanti (tanti!) successi.

Photo: courtesy of 20th Century Fox
Photo: courtesy of 20th Century Fox

L’unione di tutte queste belle premesse, però, non ci ha regalato un thriller da cardiopalma, un noir memorabile o una tragedia sconfinata, solo un film ben fatto ma così tranquillo da elidere la passione. La storia è intrigante per qualche ora poi scivola rapidamente nel calderone dei tanti (bei) racconti ambientati a Brooklyn.

Su SKY (o altra pay TV), probabilmente, farà la gioia di coloro troppo stanchi per andare in vita dopo il lavoro. Al cinema, invece, è consigliato a ragazzini, uomini e donne in egual misura, solo se a caccia di una serata scacciapensieri. Il sangue è accennato, scoprire il mistero da soli potrebbe galvanizzarvi, e i minuti scorrono veloci garantendovi la tanto agognata parentesi di evasione.

Vissia Menza

 

 

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