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Speciale Locarno 2015 – La tenerezza de LA BELLE SAISON

Locarno. La seconda notte in Piazza Grande continua ad avere come protagoniste le donne. Dopo le difficoltà di Ricki, è la volta di due ragazze che scoprono i sentimenti in una Francia alle prese con la rivoluzione sessuale.

Photo: courtesy pf Festival del film Locarno
Photo: courtesy of Festival del film Locarno

Sono gli anni ’70 e Delphine vive in campagna, ogni giorno aiuta il padre con la fattoria, ma sogna la città. Un giorno decide quindi di cambiare vita e trasferirsi. Nella capitale lavora in un ufficio e una mattina, per caso, s’imbatte in un gruppo di ragazze spigliate, divertenti, attiviste per l’emancipazione femminile. La giovane inizia così a frequentare il gruppo, soprattutto perché tra loro c’è Carole verso la quale prova attrazione immediata. La loro amicizia si evolverà in fretta, anche se gli equilibri si ribalteranno più di una volta.

In seguito all’infarto del padre, Delphine, infatti, dovrà tornare a casa a supportare la madre. In paese però la vita non è interessante come quella parigina e la mancanza di Carole si fa presto sentire, e… la forza dell’amore giovanile sarà più forte delle paure. La voglia di stare insieme porterà le due a emanciparsi o, per lo meno, a provarci. La provincia si rivelerà, purtroppo, quantomai ostile e dura per tutti.

Il nuovo film di Catherine Corsini narra una storia di crescita, di affrancamento soprattutto da se stessi. L’amore è protagonista e lascia che l’affresco della Francia degli anni ’70 – Paese che potrebbe facilmente essere confuso con qualsiasi zona rurale del Mare Nostrum dei giorni nostri – rimanga sempre sullo sfondo. I colori tenui e la patina ingiallita conferiscono un’aura vintage che contribuisce a rendere la pellicola più poetica e meno di denuncia, facendola funzionare meglio di quanto sperato.

Photo: courtesy of Festival del film Locarno
Photo: courtesy of Festival del film Locarno

LA BELLE SAISON è un racconto delicato e tenero che scorre senza inciampare, che osa ma non eccede (scodatevi le provocazioni di “La Vie d’Adèle”), che potrebbe commuovere gli animi sensibili per l’amore acerbo che descrive. La recitazione delle due prime attrici è equilibrata. La regia è presente ma non s’impone. La femminilità è ovunque ma ci vengono risparmiati gli scivoloni cosiddetti artistici che troppo spesso calcano la mano su aspetti del tutto trascurabili (qui l’amore tra due donne). Il risultato è che il film riesce a mandare il suo messaggio con naturalezza e spontaneità e – probabilmente – ciò farà la sua fortuna.

Candidato a non diventare un prodotto di massa, ci auguriamo arrivi presto nelle sale.

Vissia Menza

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