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ll Ponte delle Spie: recensione del nuovo film di Steven Spielberg

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Nel fine settimana dei grandi ritorni al cinema, al fianco dell’attesissimo Star Wars: Il Risveglio della Forza e dell’Irrational Man di Woody Allen, non poteva mancare Steven Spielberg con il suo Ponte delle Spie. Basato sulla storia vera (!) dell’avvocato James B. Donovan (qui con il volto di Tom Hanks), sceneggiato in modo spumeggiante dai fratelli Joel ed Ethan Coen, il famoso scambio di prigionieri avvenuto in piena Guerra Fredda, nella Berlino neo-divisa dal famigerato muro, diventa un epico thriller di spionaggio che ci fa tifare per un eroe normale e sperare in un futuro migliore. Nelle sale italiane dal 16 dicembre 2015.

 

RECENSIONE

 

James B. Donovan, è uno di quei nomi che a molti di noi non suona familiare. Il signore, nato nel 1916, fu un ottimo giurista, un ufficiale della Marina e soprattutto un negoziatore strabiliante. Donovan si distinse durante la crisi del 1962 tra Stati Uniti e Unione Sovietica. All’epoca era uno dei più validi e stimati avvocati della città di New York, motivo per cui venne scelto per difendere la spia russa Rudolf Abel nell’ ”equo” processo che doveva legittimare la sua detenzione.

Ma il signor Donovan era un uomo tutto d’un pezzo e… d’altri tempi. Credeva nella giustizia, nell’uguaglianza e nei principi che avevano reso la sua nazione una delle più solide e potenti al mondo. Non vi fu mai modo che violasse la propria morale e le norme del suo Paese: era fermamente convinto che una soluzione equa si potesse trovare usando le regole prestabilite. Era integerrimo ed estremamente intelligente. Queste due qualità lo portarono nel cuore di una Berlino divisa e simbolo della Guerra Fredda a tentare uno degli scambi di prigionieri più famoso della storia moderna. E quello fu solo l’inizio di una nuova carriera.

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Photo: courtesy of 20th Century Fox Italia

Questa magnifica testimonianza di coraggio, rigore e trionfo della ragione, riportata in molti libri e alquanto nota oltre oceano, ha sedotto anche Steven Spielberg che ha deciso di portarla su grande schermo, con il supporto di due sceneggiatori di eccezione come Joel ed Ethan Coen, e farla conoscere ovunque. Così è nato Il Ponte delle Spie, il film nelle sale da qualche giorno, con protagonista un mastodontico Tom Hanks.

L’eroe per caso, l’uomo comune che grazie alle sue capacità diventa il centro di un’operazione super segreta e politicamente delicatissima, è il vero protagonista di quest’avventura attraverso i continenti e le cortine di ferro che, nonostante una trama di cui si conosce il finale, avvince e seduce lo spettatore. In un tempo altrettanto teso, come quello che stiamo vivendo, il capace e onesto avvocato che risolve un problema più grosso di lui, fa breccia nei nostri cuori e diviene un modello che ci piacerebbe vedere anche nella vita di tutti i giorni.

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Photo: courtesy of 20th Century Fox Italia

Nonostante una durata che supera abbondantemente le due ore, l’opera del cineasta americano vola veloce sino alle battute finali. La fotografia vintage e le scenografie ci riportano indietro, in uno spaccato di mondo che, anche se romanzato, ci pare intorno a noi; Hanks si fonde con l’avvocato newyorchese e ci fa dimenticare dove siamo; mentre al suo fianco, un eccezionale Mark Rylance, nei panni di Rudolf Abel, ci fa simpatizzare per il suo personaggio. Il tocco più prezioso, però, ci viene dato dai dialoghi: le battute, l’ironia e il sarcasmo diffusi per tutto il testo rendono Donovan uno di noi e il film un vero spettacolo.

A chi mi chiede come sia la nuova pellicola di uno dei registi più importanti e influenti di Hollywood, padre de Lo Squalo, ET, Indiana Jones, Jurassic Park e Schindler’s List (solo per citare alcuni dei suoi capolavori),  rispondo che è un racconto intenso, raffinato e sottile, che non deluderà i suoi fan e saprà emozionare coloro che vivono il cinema con passione e non vogliono accontentarsi di opere-fotocopia. Da vedere.

Vissia Menza

 

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