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Il funambolico Ave Cesare! dei Coen apre la 66° Berlinale

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Ave, Cesare, Spectatores te salutant. Parafrasando un proverbio latino, è il pubblico ad accogliere con profonda stima e venerazione il ritorno dei Coen sul grande schermo. Un rapporto di estrema fiducia verso due grandi artisti che attraverso il loro approccio trasversale, il linguaggio poliedrico e l’estetica avanguardista hanno segnato in qualche modo le visioni e le creazioni degli ultimi decenni, fino ad oggi. Acrobati e funamboli della parola, sempre in bilico tra pragmatismo e irrazionalità, i fratelli Joel ed Ethan presentano al 66° festival di Berlino la loro ultima fatica Hail Caesar! (da noi Ave, Cesare!), un inno meta cinematografico denso di satira colta e pungente che, sotto mentite spoglie, veste i panni di una commedia dell’assurdo dove la concezione logica perde il suo valore semantico e diventa una materia di libera interpretazione.

Imperfetto e filologico, il film è realizzato nello stile rigoroso dei suoi autori, costantemente alla ricerca di un viatico morale da conferire a ogni opera. Interpretato da un cast stellare, ricco di divi acclamati dello showbiz hollywoodiano, Ave Cesare! apre i cancelli dell’industria cinematografica degli anni ’50 entrando nel cuore di Capitol Studios dove il fixer Eddie Mannix si trova improvvisamente a dover indagare sulla scomparsa del quotatissimo Baird Whitlock (George Clooney), attore protagonista, nei panni dell’imperatore Cesare, dell’adattamento di un’opera incentrata sui racconti del Cristo dal titolo evocativo “Ave, Cesare”, appunto.

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Photo: courtesy of Universal Pictures International Italy

Josh Brolin è Mannix il risolutore, un uomo distinto e tutto d’un pezzo, colui il quale deve sistemare i numerosi problemi e gli imprevisti che sorgono sul set dei film in lavorazione. Come Dwight McCarthy in Sin City, il suo personaggio non dorme mai, vaga nelle retrovie degli studi come un giustiziere pronto a intervenire per ristabilire l’ordine, controlla attentamente tutto quello che accade durante le riprese, davanti e dietro le telecamere. Niente sembra sfuggire al suo raggio visivo finché un giorno il suo radar perde il segnale con Baird che, complice l’incontrollabile vizio per l’alcool e un rapporto conflittuale con la sobrietà, viene misteriosamente rapito da una congrega di sceneggiatori hollywoodiani, sensibilmente irritati contro i meccanismi produttivi di un sistema tirannico e dispotico, furbo nello sfruttare le proprietà intellettuali dei suoi ‘dipendenti’ offrendo loro esigui compensi.

Completano il cast il sempre istrionico Ralph Fiennes, qui nei panni di un regista puntiglioso e insoddisfatto del giovane protagonista ex-cowboy (Alden Ehrenreich) impostogli dalla produzione, e Channing Tatum, la vera sorpresa di questa nuova commedia firmata dai fratelli Coen. Quando il suo Burt Gurney entra in scena il successo è garantito ma, nonostante sia l’indiscusso Re dei musical, l’uomo è alla ricerca di sé stesso. Perché è proprio questo il sottile fil rouge che lega i personaggi: Mannix si sente peccatore anche quando non lo è, chi pecca non se ne rende conto, e tutti sono alla ricerca di quel qualcosa che li rassicuri, li renda felici e dia un senso a quello che fanno.

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Photo: courtesy of Universal Pictures International Italy

Ave Cesare! non si prende sul serio e si discosta ancora una volta dai precendenti lavori firmati dai due registi: dopo l’avventuroso western El Grinta e il drammatico A proposito di Davis, quello che ci viene offerto oggi è un divertissement acuto che si presta ad accontentare un pubblico vario. I cultori delle battute sagaci, degli omaggi all’epoca d’oro del cinema a stelle e strisce, delle coreografie sontuose, lo troveranno squisito per le inquadrature, per il suo sarcasmo, per le situazioni e i dialoghi. Chi è invece alla ricerca di evasione, otterrà una perfetta serata scaccia-pensieri.

Vissia Menza e Andrea Rurali

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